“VECCHIO!”
Film
corto
Sceneggiatura
di Marisa Conte
20 febbraio 1998
CARTELLO
SU NERO – MURO
“Pensa
alla forza che fa crescere gli alberi.
Pensa
alla forza che fa muovere la terra.
Pensa
alla forza che fa girare l’universo.
Quella
stessa forza è dentro di te.”
Charlie Chaplin
TITOLI
DI TESTA SU NERO – MUTO
Stacco
su immagine di repertorio dello scoppio della bomba atomica su Hiroshima.
Sulla
coda del rumore dello scoppio della bomba, missare rumore dell’acqua del
ruscello che scorre.
Dissolvenza
incrociata sul particolare del ruscello.
SCENA 1
COLLINA-ESTERNO/INTERNI-GIORNO/NOTTE
SCENA:
La collina è il regno del vecchio: un luogo ricco di vegetazione e di animali
in libertà; quasi un luogo da fiaba. In cima alla collina ci sono la casa del
vecchio, la piccola stalla, il cortile e un piccolo campo. La cima della collina
è abitata dal vecchio e dai suoi pochi animali: due cani, un gattino, un
cavallo un po’ vecchio, due mucche, un’oca, poche galline e un gallo.
L’interno della casa è arredato semplicemente, con pochi mobili utili, di
vecchia foggia, alcune foto alle pareti degli antenati, foto sui comodini e sul
comò della moglie morta e dei figli piccoli, pochi, piccoli soprammobili,
ricordi di famiglia. Tutti gli attrezzi che il vecchio utilizza sono costruiti
da lui stesso.
(Rumori
d’ambiente) Dal particolare di un ruscello che scorre, la MDP si alza in
panoramica fino a scoprire una collina, in cima alla quale c’è una piccola
fattoria, e va a stringere sul particolare di animali che giocano, serenamente,
tra loro.
Stacco sul P.P. di un animale da cortile che avanza. In assolvenza, sul P.P., si sente la voce F.C. del vecchio che sta parlando a qualcuno. Dalle parole F.C. crediamo di capire che stia parlando a un figlio della morte della madre.
VECCHIO (con voce dolce): “Vieni dal papà, piccolo mio. Sei triste, eh!?… senza la mamma... ma ci siamo noi...“
La
MDP allarga e scopre il vecchio, di spalle, che sta, invece, parlando a un
cucciolo di gatto che tiene fra le mani e del quale si sta prendendo cura, dopo
la morte della gatta.
VECCHIO (ancora al gattino): “Ti capisco, sai. E’ brutto rimanere soli. Ma qui ci vogliamo tutti bene.” (si volta a favore macchina; alza la voce, rivolto verso i cani) “Musa, vieni qui.”
Quando
la cagna arriva, le mette vicino il gattino.
VECCHIO (mentre posa il gattino vicino alla cagna): “Ecco! Musa ti farà da mamma e Rosina ti darà il latte. Vado a prenderlo.” (rivolto alla cagna, andandosene): “Musa, prenditi cura di lui.”
La
MDP stringe sulla cagna e sul gattino che si fanno effusioni. Parte una romanza
molto passionale, che cresce man mano, a commento della serie di piani sequenza
che segue, legati insieme da dissolvenze incrociate, attraverso i quali seguiamo,
in maniera ravvicinata, la vita quotidiana, solitaria del vecchio, vissuta in
rapporto stretto e di grande simbiosi con gli animali e la terra. Si prende cura,
da solo, di tutto il suo ambiente, si costruisce, in maniera rudimentale, tutto
ciò di cui ha bisogno. Lui ha un rapporto di grande interrelazione con la
natura, di grande comprensione. La sua campagna è bella e i suoi animali lo
considerano il loro capo branco. Le immagini dovranno rendere questa poesia
della vita vissuta in grande ascolto di sé e degli altri.
SEQUENZA
(La STEADYCAM va alla ricerca di particolari delle diverse scene): animali in
libertà; il vecchio che si costruisce un arnese, il vecchio che ara un piccolo
campo; 2 animali di diversa razza che giocano fra loro; mentre il vecchio
controlla le sue rose, uno dei cani lo viene a chiamare e lo porta dal cavallo
che ha una spina nella zampa, lui gliela leva; il vecchio che prepara da
mangiare; il vecchio tira su l’acqua dal pozzo e riempie la ciotola dei cani;
(CAMERA FISSA) al tramonto, il vecchio è seduto sulla sedia a dondolo di casa e
segue la fine della romanza da un un vecchio 78 giri, con molta partecipazione
emotiva: ha in braccio il gattino, mentre la cagna ha il muso appoggiato sulla
sua ganba; alla fine della romanza, emette un soffio di approvazione.
VECCHIO
(con intensità): “Bello!”
La
cagna guaisce.
SCENA 2
UFFICIO POSTALE-INTERNO GIORNO
SCENA:
tavolo da lavoro dell’impiegato postale, in un ufficio postale piccolo, di
paese.
(CAMERA
FISSA) Stacco violento sul dettaglio stretto di una mano che appone il timbro
postale su una busta.
Entra
in campo un’altra mano che ritira la busta; ha un attimo di esitazione.
SCENA 3
STRADA-ESTERNO GIORNO
SCENA:
La scena mostra un ambiente di provincia, kitsch e caotico: rumori di traffico,
clacson che suonano impazienti, voci alte, un botteghino che vende biglietti
della lotteria, un’accozzaglia di cartelloni pubblicitari, un’auto che
inchioda, tagliando la strada a un autobus, una mamma impaziente che dà un
ceffone al proprio bambino che piange, gruppo di motociclette che sgassano
davanti al bar.
A
stacco, la MDP (CARRELLO ad affiancare in C.L.) segue la postina che, uscendo
dall’Ufficio Postale con passo pesante, si scontra con un passante che
prosegue frettolosamente, ignorandola. Lei lo manda a quel paese con un gesto
stizzito. La postina distribuisce la posta, facendoci scoprire, lungo la strada,
un ambiente di provincia, kitsch e caotico, fino ad arrivare all’altezza di un
bar, dove entra. La MDP zoomma sulla postina che entra nel bar e la segue
all’interno.
SCENA 4
BAR-INTERNO GIORNO
SCENA:
Interno del bar del paese. L’ambiente è fumoso, sporco, ci sono resti di
colazione per terra e sul bancone. A uno dei due tavolini siedono due vecchietti
vestiti poveramente, con abiti di vecchia foggia, intenti a giocare a carte, a
fumare e a bere vino; alla fine del bancone c’è una fila di tre persone (una
di mezza età e due giovani) che aspettano di giocare al totocalcio, vestiti con
abiti che vogliono rispecchiare le ultime mode, anche loro fumano; un ragazzino
gioca al videogame; dietro al bancone troviamo la coppia di proprietari: lei è
la ex bellona del paese, 40 anni, vestita vistosamente, con un abito
scollacciato, un po’ appesantita, molto truccata, capelli biondi tinti; lui ha
55 anni portati male, capelli sale e pepe trascurati, indossa una divisa da
barista sporca. Alla cassa c’è una ragazza di 23 anni, laureata, nipote dei
due proprietari, carina, vestita in maniera sportiva, che lavora nel bar in
attesa di un lavoro diverso.
La
postina entra nel bar e, con aria infastidita, si dirige verso il bancone. La
MDP la segue all’interno, scoprendo un ragazzino che sta giocando con un
videogame rumoroso, due uomini anziani che giocano a carte, seduti a un tavolino
e, dietro il bancone, la coppia di proprietari che sta litigando, mentre lei
lava le stoviglie e lui serve i giocatori del Totocalcio. La cassiera non è
inquadrata.
P.P.
a stacco del proprietario.
PROPRIETARIO (rivolto alla moglie): “E piantala!” (rivolto agli avventori) “Oh, me so’ sposato una bona e mo’ me ritrovo co’ una più brontolona delle vostre mogli.”
P.P.
a stacco della proprietaria.
PROPRIETARIA: “Guarda che questi qua (fa un gesto largo con il braccio, bagnando la postina che, nel frattempo, si è avvicinata al bancone, entrando in campo) vengono qui pe’ me!” (rivolta agli avventori) E’ vero o no?”
Totale
a stacco di tutti gli avventori che rispondono con brontolii, risatine, risate.
P.P.
a stacco del proprietario.
PROPRIETARIO: “E piantala! Servi i clienti, piuttosto. Guarda che se continua così, quest’anno ci rimetto.”
P.P.
della proprietaria con la postina inquadrata di spalle.
PROPRIETARIA (rivolta alla postina): “Non gli dar retta. Se non fosse pe’ me… che ti do?”
POSTINA:
“Un caffè. (con rabbia) Corretto bene!”
La
MDP allarga a scoprire il proprietario che entra in campo.
PROPRIETARIO (rivolto alla postina): “Perché c’hai ‘sta faccia?”
P.P.
americano della postina.
POSTINA: “Non immagineresti mai a chi devo consegnare una lettera!”
Totale
dei tre con la postina di spalle.
PROPRIETARIO (ammiccando alla moglie): “All’amica di tuo marito?”
Mentre
la postina tira fuori la lettera dalla borsa, la MDP gira intorno a lei, quasi a
seguire il movimento del braccio, finendo sul P.P. stretto della postina.
POSTINA:
“Allo strano!.
C.L.
dei proprietari e degli avventori del bar che ammutoliscono, all’improvviso e,
interrompendo le loro attività a mezz’aria, si girano verso di lei. Il
proprietario sottolinea lo stupore di tutti con un fischio soffocato. Tutti
riprendono le loro attività.
P.P.
americano a stacco della proprietaria che si sporge dal bancone verso la camera,
con atteggiamento aggressivo.
PROPRIETARIA:
“E chi gli scrive a quello li?”
P.P.
della proprietaria, nella stessa posizione di prima. Il proprietario entra in
campo, appoggiandosi anche lui al bancone.
PROPRIETARIO:
“Aveva una figlia, mi pare.”
PROPRIETARIA (con fastidio): “No, un figlio!”
I
due cominciano ad alterarsi.
Inquadratura
a stacco dei due vecchi che stanno giocando a carte al tavolino.
1° VECCHIO (a voce quasi alta, ma senza interrompere il gioco): “Ne aveva due, un maschio e una femmina.” (poi, rivolgendosi al 2° giocatore, con ironia) “Non se lo ricordano più!”
Il
secondo vecchio annuisce e si fa una bevuta, indifferente.
P.P.
dei proprietari.
PROPRIETARIO (seccato, come per giustificarsi): “Sono pure passati 35 anni.”
PROPRIETARIA (secca): “40!”
Inquadratura
a figura intera della postina che quasi si regge al bancone.
POSTINA (irrequieta): “Com’è, come non è, ci devo andare io e non mi va proprio. Non dopo il morso di quel maledetto cane, ti ricordi?, quando gli portai quella lettera del Ministero delle Finanze, due anni fa?”
C.L.
dei proprietari ancora affacciati al bancone. La postina è inquadrata di
spalle.
PROPRIETARIO (rialzandosi, quasi a voler fuggire da un impiccio e ridacchiando): “Mica pretenderai che ci vada io!”
PROPRIETARIA (rialzandosi anche lei e riprendendo a lavare le stoviglie): “He, quello è strano!”
CASSIERA (F.C.): “che problema c’è, ci vado io!”
Stacco
sulla ragazza che esce da dietro la cassa e si avvia al bancone, accompagnata
dagli sguardi meravigliati di tutti.
PROPRIETARIA (categorica): “Non se ne parla proprio!”
RAGAZZA (che, nel frattempo, si è avvicinata al bancone, a fianco della postina): “Che pericolo vuoi che ci sia. E’ un vecchio solo! E, poi, così, faccio anche una passeggiata; non ne posso più di sentirvi litigare tutto il giorno.”
La
ragazza, rapida, prende la busta dalle mani della postina e corre fuori dal bar.
RAGAZZA: “Non ti preoccupare, zia, non mi succederà niente!”
La
MDP allarga a scoprire l’ingresso del bar, da dove esce la ragazza.
Nell’inquadratura allargata, rimangono i proprietari e la postina. Le due
donne si mettono le mani tra i capelli, allarmate.
PROPRIETARIO (gesticolando): “Quella è matta!” (Poi, rivolgendosi al ragazzino che gioca al videogame, continuando a gesticolare): “Corrile appresso, accompagnala.”
Il
ragazzino continua a giocare.
PROPRIETARIO (più agitato e alzando ancora di più la voce): “Dico a te. Non mi senti? Corrile dietro!”
Il
ragazzino lascia malvolentieri il videogame ed esce per raggiungere la ragazza.
SCENA5
PAESE/CAMPAGNA-ESTERNO GIORNO
SCENA:
Ancora l’esterno del paese, come descritto prima, più la periferia, degradati
e, perciò, violenti. E’ una campagna trascurata, dove affiorano i segni del
degrado: case in costruzione, una piccola discarica…
(Rumori
d’ambiente) La MDP (CARRELLO ad affiancare in C.L.) segue la ragazza che
cammina avanti spedita, mentre il ragazzino cerca di starle dietro, movendosi
svogliatamente.
Giunti
quasi fuori del paese, il ragazzino vede i suoi amichetti che giocano a pallone,
in un campetto improvvisato. Il ragazzino e la MDP si fermano. La ragazza esce
di campo. Uno dei ragazzini lo chiama e, dopo averci pensato solo un attimo, il
ragazzino corre verso di loro e si aggrega al gioco.
Stacco
sulla ragazza che si ferma, accorgendosi che il ragazzino la sta lasciando:
guarda verso di lui.
C.L.
a stacco dei ragazzini che giocano.
Stacco
sulla ragazza che, dopo un attimo di esitazione, riprende la sua strada (inizio
percussione ad anticipare l’emozione dell’incontro tra la ragazza e il
vecchio). CARRELLO a seguire la ragazza che attraversa la campagna intorno al
paese. La ragazza arriva alla strada sterrata che porta in cima alla collina,
dove c’è la casa del vecchio. Si ferma per un attimo che sa di smarrimento,
timore e desiderio insieme.
SCENA 6
COLLINA-ESTERNO GIORNO
SCENA:
La collina e la cima della collina, come descritti prima.
A
stacco, la ragazza che imbocca la strada sterrata (le percussioni aumentano).
Seguendola, la MDP scopre un paesaggio diverso: fiori, verde lussureggiante, un
senso di serenità alimentato dal continuo cinguettio degli uccelli; dettagli
del paesaggio; PP.PP. di una farfalla che si posa su un fior, mentre si sente il
muggito di una mucca che probabilmente è del vecchio… Una dimensione che ha
del magico…
P.P.
della ragazza che sta andando incontro a una nuova possibilità di vita,
qualcosa che ha sempre sperato e, anche, temuto. Le sue emozioni contrastanti
crescono man mano che si avvicina alla cima della collina, sottolineate dal
crescendo musicale (percussioni e sax).
Arrivata
in cima, i cani le corrono incontro, abbaiando.
Stacco
su lei che si ferma, un po’ preoccupata, e cerca di scorgere la presenza del
vecchio.
A
stacco, la MDP panoramica, lentamente, sul bucato steso, fermandosi
all’altezza di un lenzuolo. Da dietro il lenzuolo, sbuca la testa del vecchio.
PP.PP.
del vecchio e della ragazza che incrociano gli sguardi. Dall’imbarazzo
iniziale, gli sguardi si trasformano nella serena emozione di due mondi che si
ritrovano, dopo essersi tanto cercati, inconsapevolmente.
Il
vecchio richiama i cani
Totale
in C.L. dei due che si fronteggiano. La ragazza fa qualche passo avanti, si
ferma, estrae la busta dalla tasca posteriore dei jeans e la porge al vecchio.
La MDP stringe un po’.
RAGAZZA: “Deve trattarsi di una sua parente… c’è il suo stesso nome sulla busta…”
Il
vecchio non prende ancora la busta. La MDP stringe fino a P.P. dei due.
VECCHIO: “Quale parente!? La mia Angiolina non c’è più… e i miei figli… quando se ne sono andati?”
RAGAZZA (incoraggiandolo): “Su, la apra.”
P.P.
del vecchio che prende la busta. C’è commozione, in lui, e imbarazzo.
P.P.
della ragazza.
RAGAZZA (imbarazzata anche lei): “Forse preferisce che gliela legga io?”
PP.PP.
del vecchio.
VECCHIO (dopo averci pensato un attimo): “Mi insegni?”
PP.PP.
della ragazza.
RAGAZZA
(con un soffio): “A far cosa?”
PP.PP.
del vecchio.
VECCHIO: “A leggere! Voglio leggerla da me.”
SCENA 7
COLLINA/CASA VECCHIO-ESTERNO/INTERNO-GIORNO/SERA
SCENA:
La casa del vecchio, il cortile, la stalla, come descritti prima.
Il
sottofondo musicale accompagna la sequenza muta di immagini che mostrano la
ragazza che insegna a leggere al vecchio, seguendolo durante le sue occupazioni
quotidiane, aiutandolo, talvolta. Ma tra i due si sviluppa anche un rapporto di
conoscenza, di amicizia e di reciproco scambio. Il vecchio trasmette alla
ragazza il suo rapporto con la natura e con gli animali, mentre lei gli regala
il suo entusiasmo, un po’ frenato dalle difficoltà della vita. Fra i loro due
mondi sembra possibile un incontro.
Sequenza
(STEADYCAM): mentre lui munge la mucca, lei gli è seduta accanto, leggendo da
un libro che ha sulle gambe; mentre il vecchio semina, lei gli va dietro con il
libro in mano, parlandogli; mentre intreccia un cesto, il vecchio ripete la
lezione; mentre lei raccoglie il bucato, il vecchio legge dal libro: i due
guardano il tramonto; i due che ridono insieme; accovacciati tra le zolle di
terra, il vecchio prende delicatamente la mano di lei e la guida
nell’interrare una piantina; sull’ultima scena, ripresa con macchina fissa,
di lei che gira i fagioli nella pentola appesa al camino, mentre lui sta seduto
a tavola, termina la musica e riprende il dialogo.
SCENA 8
CASA VECCHIO-INTERNO SERA
SCENA:
La casa, come descritta prima.
Scodellati
i fagioli nel piatto, anche la ragazza si siede. I due cominciano a mangiare.
RAGAZZA: “Domani non ci vediamo.”
P.P.
del vecchio.
VECCHIO
(un po’ dispiaciuto): “Perché?”
P.P.
della ragazza.
RAGAZZA: “Vado a un colloquio di lavoro. Spero che questa sia la volta buona, finalmente.”
Totale
dei due.
VECCHIO: “Che lavoro sarebbe?”
RAGAZZA: “Computer!”
P.P.
del vecchio.
VECCHIO: “Co…?”
P.P. della ragazza che prende un foglio di carta dal quaderno che è sul tavolo e scrive. La MDP si muove fino ad arrivare alle spalle della ragazza, inquadrando la parola che viene componendosi sul foglio. A fondo campo. Il vecchio smette di mangiare e attende.
RAGAZZA
(scrivendo): “Si scrive così…”
Poi,
girando il foglio verso il vecchio e indicando la parola con la penna, scandisce
RAGAZZA.
“COM-PIU-TER”
La
MDP stringe sul vecchio.
VECCHIO (più lentamente): “COOM-PU-TER” (poi, sospirando): “E’ difficile, questa!… Che cos’è?”
P.P.
della ragazza (soggettiva del vecchio).
RAGAZZA: “Come te la posso spiegare?!” (ci pensa un momento, poi): “Te lo ricordi il cinema?”
P.P.
del vecchio (soggettiva della ragazza).
VECCHIO (ricordando con piacere): “Ah, il cinema… si!”
P.P.
largo della ragazza.
RAGAZZA: “E’ un cinema piccolo “così” (fa il gesto) che puoi tenere a casa e ti fa parlare con tutto il mondo.”
P.P.
largo del vecchio.
VECCHIO:
“Ma non c’era il telefono!?”
Totale
dei due.
RAGAZZA: “C’è ancora. Ma il computer è diverso. Con il computer puoi… Vabbè, la prossima volta ti porto un libretto che spiega bene cos’è.”
La
ragazza finisce di mangiare un po’ frettolosamente, guarda l’orologio.
RAGAZZA: “E’ tardi! Guarda, ti ho portato una cosa.”
Tira
fuori un giornale dalla borsa e lo mette sul tavolo, alzandosi:
RAGAZZA (raccogliendo le sue cose): “Adesso, leggi abbastanza bene. Ti lascio questo giornale, così puoi esercitarti anche quando io non ci sono.”
Anche
il vecchio si alza, guardandola andar via. La MDP la segue fino alla porta.
RAGAZZA (uscendo): “Allora, ciao… e, mi raccomando, studia!”
P.P.
largo del vecchio.
VECCHIO:
“Ciao.”
La
MDP stringe sul vecchio.
VECCHIO (tra sé e sé, con gratitudine e anche un po’ di rammarico, quando lei è già fuori): “Grazie.”
Dissolvenza
incrociata.
SCENA 9
CASA VECCHIO/COLLINA-INTERNO/ESTERNO-SERA
SCENA:
La casa del vecchio e la cima della collina, come descritti prima.
Dissolvenza
incrociata sul C.L. del vecchio che sta riponendo i piatti appena lavati sullo
scolapiatti. Poi, prepara il pappone per i cani con gli avanzi della cena.
La
MDP allarga per seguirlo fino alla porta. Lui ha con sé le ciotole riempite.
Stacco
C.L. del vecchio che, uscendo sul cortile, chiama i suoi cani.
La
MDP si alza a inquadrare l’intero cortile. Il vecchio si dirige verso la
stalla, apre il cancelletto e comincia a chiamare per nome i suoi animali: le
tre mucche. Le due caprette, qualche papera, le galline… Man mano che questi
si avvicinano, li fa entrare nella stalla. Ripone qualche attrezzo nella
rimessa. Si dirige nuovamente verso casa. La MDP si abbassa e inquadra lui che
rientra in casa.
Stacco.
La MDP inquadra il vecchio in C.L. che si dirige verso il catino, versa
l’acqua, si sciacqua le mani e il viso. La MDP stringe in un P.P. americano.
Mentre si asciuga, si volta verso il tavolo e getta lo sguardo verso il giornale
piegato (il giornale non è inquadrato). La MDP lo segue e gira per inquadrarlo
di spalle e seguirlo mentre si avvicina al tavolo e si siede, compostamente, con
atteggiamento quasi sacrale. La MDP ora inquadra metà tavolo, con il vecchio e
il giornale. Il vecchio guarda ancora un attimo il giornale, allunga la mano, lo
prende e lo avvicina a sé con rispetto e timore. Poi, apre il cassetto del
tavolo, tira fuori un paio di occhiali, prende il fazzoletto dalla tasca, li
pulisce, li inforca, li assesta per cercare di leggere bene, perché sono un
po’ vecchi. La MDP comincia a stringere su di lui. Il vecchio comincia a
leggere scandendo, per esercitarsi.
VECCHIO: “NE-O-N-ATO-TRR-O-VA-TO-ASS-FIS-SI-A-TO-NELL’-IM-MON-DI-ZIA”
La
MDP è ora, stretta sul suo P.P. A un tratto, capisce che sta leggendo qualcosa
di terribile che sta accadendo realmente. C’è incredulità sul suo volto.
E’ l’inizio della presa di coscienza. Allontana il giornale, quasi con
paura. La MDP si allontana di scatto e torna al totale precedente del tavolo, il
vecchio e il giornale. Con timore (questa volta derivato da altra motivazione),
riprende in mano il giornale, lo dispiega e cerca altri titoli. La MDP si alza e
si avvicina lentamente, a sottolineare il timore del vecchio, fino ad arrivare
alle spalle del vecchio e inquadrare il giornale.
VECCHIO (legge alcuni titoli su guerra in Bosnia, mucca pazza, botulismo, avvelenamenti da cibi, inquinamento, omicidi, droga, AIDS; altri li leggiamo noi perché inquadrati dalla MDP).
(STEADYCAM)
Stacco sul vecchio che appallottola il giornale, si alza, gettandolo lontano da
sé ed esce per andare a vedere con i suoi occhi. La STEADYCAM lo segue.
SCENA 10
COLLINA-ESTERNO SERA
SCENA:
La collina, come descritta prima.
La
STEADYCAM segue il vecchio di spalle, mentre scende giù per la collina, quasi
di corsa, fino al paese.
SCENA 11
PAESE-ESTERNO GIORNO/NOTTE PIU’ SEQUENZA IMMAGINI DI REPERTORIO
SCENA.
Il paese, ancora più violento e angosciante di come descritto prima.
Arrivato
all’ingresso del paese, il vecchio si ferma. La MDP si ferma e gira intorno al
vecchio, inquadrando il suo viso inorridito da quello che vede.
Stacco.
Sequenza rapida B/N, tipo video clip, con orchestrazione di sottofondo, di
immagini violente della realtà quotidiana che aggrediscono il vecchio, riprese
con steadycam e macchina fissa: scippo; un ragazzo si buca in un angolo; gente
che litiga violentemente; immondizia sparsa per terra; P.P. della parte
anteriore di una macchina che frena (il guidatore non si vede), si apre lo
sportello, un cane viene scaraventato fuori, la macchina riparte veloce; tubi di
scappamento, rumore di caos che cresce; stupro; sul P.P. delle foto di giornali
esposti in un’edicola, vengono missate immagini di repertorio che riguardano
omicidi di mafia, traffico d’armi, guerre, bambini denutriti, bambini
prostituiti, ecc.
P.P.
stretto del vecchio che, terrorizzato, fugge.
SCENA 12
COLLINA-ESTERNO NOTTE
SCENA:
La collina e la cima della collina, come descritte prima.
Stacco.
La STEADYCAM segue il vecchio, di spalle, che risale la collina, piangendo e
urlando disperato. Arrivato in cima, il vecchio si ferma e così la Steadycam.
Panoramica
della campagna (soggettiva del vecchio).
Stacco.
La STEADYCAM inquadra il vecchio di spalle, Il vecchio si gira verso la MDP. La
MDP lo spinge violentemente verso la casa. Il vecchio arretra verso casa, prima
un po’ spaventato, poi, man mano, con rassegnazione.
SCENA 13
CASA VECCHIO-INTERNO NOTTE/COLLINA-ESTERNO NOTTE
SCENA:
La casa del vecchio, come descritta prima.
La
STEADYCAM continua a spingere il vecchio il quale, indietreggiando, entra in
casa. La MDP lo spinge verso il letto. Il vecchio si sdraia, chiude gli occhi e
si lascia morire. La MDP indietreggia e panoramica su interno casa, esterno
campagna, collina.
Da
quando la MDP comincia a indietreggiare, F.C. una voce femminile legge il
contenuto della lettera; il tono è disinvolto, moderno e il contenuto formale e
leggero.
VOCE F.C.: “Caro nonnino, immagino che sarai rimasto di stucco nel ricevere questa letterina da tua nipote. Eh, lo so, è tanto che non ci sentiamo, anzi, non ci siamo mai sentiti, ma credimi, avrei sempre voluto farlo. – Adesso scrivo al mio caro nonnino -, mi dicevo, e, poi… sai come vanno le cose, prima gli studi, poi il fidanzato, non c’è stato mai tempo. Ma ora, eccomi qui. E so, anche, che tu mi perdonerai, Sai, nonnino, ti dovrei chiedere un piccolo piacere…”
La
voce F.C. e la panoramica sfumano, in dissolvenza, sull’inquadratura della
ragazza seduta su un marciapiede all’ingresso del paese. La ragazza smette di
leggere e rimane perplessa a pensare, dispiaciuta, mentre appallottola la
lettera. La MDP stringe sul P.P. della ragazza che si volta verso di essa. Il
suo sguardo si trasforma da dispiaciuto in deciso.
Stacco.
Scoppio della bomba atomica a Mururoa (materiale di repertorio). Fermo di
fotogramma.
Titoli
di coda sul fermo di fotogramma con musica di sottofondo.