Dal titolo del libro di Jack Kerouac ("On the road" - 1957), vera bibbia della protesta giovanile statunitense degli anni 60 ( ma anche oltre ) nasce probabilmente l'archetipo dei primi road movies americani. Perchè è proprio "on the road" che si svolge, nella accezione più "purista" del genere, quasi sempre la vicenda, dove lo scenario dinamico diventa protagonista attivo di una esperienza, solitaria e collettiva insieme, che più che di un viaggio ha l'aspetto, e nei casi migliori e meglio raccontati anche il sapore, di un vero e proprio rito iniziatico o meglio ancora, di un sistema complesso di riti, diversi da individuo a individuo ma riconoscibili all'interno del linguaggio tribale utilizzato, di volta in volta, dai figli dei fiori e dagli hippies, dai centauri delle Harley, dal branco di appartenenza. La contestazione giovanile, che nel vecchio occidente europeo, Italia compresa, ha assunto connotati più marcatamente politici e collettivisti, nella giovane America esalta invece il singolo, con la sua personale ribellione verso il "sistema", con la sua ricetta per la libertà e l'autonomia. Quanto poi questa ricerca si dimostri velleitaria o meno dipende certo da ciò che lo sceneggiatore e il regista hanno voluto raccontare, da come la produzione ha inteso utilizzare il film, etc. etc. Forse è l'occhio europeo ad essere un po' troppo cinico, o forse effettivamente un briciolo di populismo è presente anche in capolavori indimenticabili come Easy Rider, per bilanciare (altrimenti lo zio Sam che ci sta a fare..?) l'eccessivo protagonismo radicale di questi nuovi eroi belli e dannati e rassicurare gli spettatori che malgrado tutto, malgrado il branco nomade, le moto, la droga e il resto, lo Stato benevolo è sempre lì, pronto ad accogliere i suoi figli perduti e pentiti.
Fatto sta che oggi come oggi, in clima di globalizzazione di consumi e di ideali (o sarebbe meglio chiamarli più realisticamente interessi ?), questi film ci appaiono patinati dalla storia. Ben inteso, il concetto del "viaggio" come detonatore e velocizzatore di esperienze c'è sempre e anzi, liberato dal clichè rivoluzionario, è utilizzato oggi forse con maggiore disinvoltura che in passato. Oppure la verità è un altra, meno romantica, se vogliamo, ma allineata ai tempi : ventenni d'assalto, super esperti di computer e di rete, bruciano oggi rapidamente le tappe del successo, superando i propri padri e nonni quanto a rapidità di emancipazione. In questo quadro, asettico fino ad essere irritante, non sono contemplati tempi e modi per attivare quel rito iniziatico della ribellione itinerante, motore dinamico dei road movies di prima maniera. Niente più vento fra i capelli, ma una limousine "da grandi" con tanto di aria condizionata. Oggi i giovani maturano a vent'anni e non sono più ripudiati da zio Sam, ma vengono anzi corteggiati quando sono ancora in fasce, alle soglie del college sanno già tutto del loro futuro e del prezzo ( The Skulls; Synapse; etc) che costerà loro il successo. In conclusione sembra davvero che l'american dream non sia più un sogno, ma una banalissima e solida certezza, pianificata a tal punto che per raggiungerla non serve affrancarsi, con una sofferente e romantica ribellione, da una sciagurata adolescenza. Ad ogni modo sarebbe inesatto affermare che i road movies siano per questo estinti dalla cinematografia mondiale. Possiamo dire piuttosto che il "viaggio", inteso come esperienza di maturazione personale, è stato declassato da scenario dominante ad ingrediente narrativo, per quanto importante. L'uomo finisce sempre per sfuggire alla sua insicurezza, da qualsiasi cosa essa sia generata : un amore perduto oppure troppo invadente; un mucchio di soldi da recuperare; un amico perso o un genitore mai conosciuto; il solito cattivo che ti insegue per ucciderti, etc. etc. Nelle attuali pellicole on the road niente più Kerouac e Ginsberg, insomma, ma semplicemente anticonformismo esasperato, se vogliamo anche politicamente scorretto, ma comunque omologato, pianificato e purificato dal merchandising. Se i primi road movies nacquero per inseguire e cercare di interpretare una folla immensa di irrequieti, le pellicole di oggi nel migliore dei casi si limitano ai consigli per gli acquisti. Oggi Thelma e Louise ( e parliamo già del '91, non degli anni 60) non risolvono più la loro profonda crisi esistenziale precipitandosi in un burrone, sono diventate un bel videoclip per vendere l'auto di tendenza fra i giovani. E quando i "belli e dannati" sopravvivono sono più dannati che belli, icone artefatte di un estremismo cinematografico più vicino al genere horror che al road movie. E pensare che invece, verosimilmente, per un Easy Rider del nuovo millennio ci sarebbe molto più spazio (e bisogno) di ieri. Ad esempio se soltanto il popolo di Seattle riuscisse a elaborare una strategia di visibilità più duttile ed attenta al linguaggio cinematografico, accantonando per un attimo tute bianche e maschere antigas, probabilmente molti messaggi, importanti e assolutamente attuali, lascerebbero il piccolo schermo approdando alle grandi sale. Ecologia e sopravvivenza ambientale non possono avere soltanto lo sfondo della foresta amazzonica ( vedere ad esempio Mato Grosso, con Sean Connery) che brucia, troppo lontana dagli scenari domestici per quanto suggestiva, ma devono riuscire a radicare l'attenzione entrando nel vivo dei problemi quotidiani, come il cibo che mangiamo, l'aria che respiriamo quotidianamente. C'è uno spunto, fra i nostri copioni inediti (Repens, la storia di un erba dichondra manipolata geneticamente che finisce per affogare l'intero pianeta), che forse da questo punto di vista potrebbe interessare qualche produzione intenzionata a percorrere questo sentiero tra ecologia e newage.
L'elenco di titoli che trovate qui accanto è frutto di un lungo e delicato lavoro di ricerca. La più grande difficoltà, come sempre accade, non è tanto quella di elencare i film a tema, quanto piuttosto di trovare dei riferimenti sul web, in modo particolare per quegli eventi che riguardino pellicole realizzate molti decenni fa e non classificate fra i film classici e di culto. Può accadere così che troviate dei titoli non linkati, perchè al momento non abbiamo trovato ancora un riferimento (in italiano) apprezzabile. Cercheremo comunque di offrirvi sempre il meglio, almeno per ciò che riguarda la scarsissima produzione italiana, all'interno della quale, con qualche forzatura, abbiamo voluto inserire anche un "must" come "Il Sorpasso", omaggio al personaggio Gasmann (Vittorio) ed esempio tutto italiano di road movie, con personaggi più casarecci e pastasciuttari dei Peter Fonda e Dennis Hopper ma insomma, tenete anche presente che al posto del selvaggio west qui abbiamo la Versilia .. Per dirla con Guccini, insomma, se si hanno i sogni giusti in testa si può viaggiare - sciocca adolescenza - con il vento nei capelli anche "tra la via Emilia e il West.." Accanto al sorpasso troverete la trilogia di Salvatores (Marrakech Express, Turnè e Puerto escondido) e poi soltanto Lovest (1997), operazione commerciale certo più vicina alla fiction tv che al cinema vero e proprio. Buona navigazione . Se avete links da proporci per migliorare questa pagina non esitate a scriverci | |