Serenata del Saraceno
(A' ballata d' o' Saraceno) di Anonimo (1700 -1800)
Appresa dalla locale tradizione orale. Datazione probabile 1700/1800. Leggenda locale nata probabilmente su riscontri documentali, andati perduti, tratti dal "Vivarium" di Squillace (la scuola fondata da Cassiodoro). Il ritmo è quello di una malinconica "tarantella". Se richiesta è disponibile un file audio o una registrazione su nastro. Dal testo della ballata è stato preso lo spunto per il soggetto.
Quando la gola del Saraceno
lu sole bacia ad aprilanti...
Zeffiro chiama a lu tesoru tutti i musicanti
A lu mara sin da jiru i primi bastimenti :
cala 'a rizza che a la sera i pisci sonu tanti
Gonfia vela, prendi il vento supra l'undi
da li mani lu rizzillo se na scendi
butta l'occhio giù alla riva : stata attenti,
già si sentono le voci de li canti
Voga Toni, che li vrazzi tegnu stanchi !
Ca alla rizza dedicavi l'ardimenti ;
sotto i tavoli li pisci già su' tanti
mo' ci ricoglimmo a casa già cuntenti.
Maria corri, va al paese, sveglia a tutti quanti !
E' brillato o' Saraceno tra li monti.
Dalle rocce soffia l'aria e li mendicanti
già si vidano li mani chine di sonanti
Lu paese si ricrìa tra tutti i canti...
vieni, stringimi la mano, portami sui monti.....
Libera traduzione : Quando la roccia "Gola del Saraceno" viene baciata dal sole di Aprile il vento (l'aria sotterranea che fischia dall'interno delle rocce premendo l'acqua sotterranea verso la superficie) chiama a raduno gli zingari musicanti. Intanto partono le ultime barche dei pescatori (perchè in coincidenza del fenomeno il tratto di mare antistante si riempie di pesci: quando l'acqua, sgorgando in superficie, bagna la roccia granitica, questa riflette il sole come uno specchio avvertendo i marinai ) per calare le reti. Dalle barche i pescatori, affaticati ma contenti per la insolitamente ricca e abbondante pesca, si girano ogni tanto verso la riva da cui già arrivano le voci e i canti di festa. Le donne dei pescatori vanno a svegliare l'intero paese, che sarà in festa attorno alla roccia e alla fonte miracolosa, attorno alla quale si affollano i poveri, che sognano di riempirsi le mani delle monete d'oro trasportate dal getto impetuoso della sorgente sotterranea.
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