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RAFELE CHILLA'

GASTONE MOSCHIN

Personaggio disadorno e simbolico, Rafele è la voce della terra e della leggenda calabrese. Il vecchietto bislacco e un po' smemorato fornisce ai tre amici, tra un bicchiere di vino e una fetta di soppressata, una chiave importante per il puzzle da risolvere : il testo, o meglio i frammenti, della antica canzone marinara "la ballata del saraceno". Un matrimonio coatto con una moglie megera lo ha allontanato dai suoi sogni di gioventù ( la Germania da emigrante e il mare, da pescatore giovane). Eppure non è un depresso, anzi conserva intatti vitalità e ardore. Sarà suo di diritto il posto di guida turistica per i turisti tedeschi che alla fine affolleranno la "piscina del tesoro". Rafele rappresenta la memoria storica della Calabria, ricca ma confusa, un po' animista (..la montagna è come una bella donna..), spesso enigmatica per essersi voluta affidare sempre e soltanto al semplice ricordo verbale. L'uomo ha accettato con rassegnazione stoica una lunga vita fatta di stenti e di lavori non scelti (era pescatore, ora pastore), ma conserva dentro sé, custodendolo gelosamente, il ricordo di una gioventù lontana (la Germania e la lingua tedesca, quando era emigrante) e soprattutto ancora qualcosa di quella tradizione verbale (la ballata del Saraceno) che farà la fortuna di Virgilio, Federica e Tonino ( e in fondo anche quella sua).

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