| A prescindere..! - direbbe Lui, il grande Totò. E a ragione. A prescindere dai budget lillipuziani delle case di produzione nostrane, a prescindere dalla voglia di "far cassa" che induce a trasformare in attori e attrici eserciti di veline, testimonials pubblicitari, grandifratelli e grandisorelline, etc; a prescindere dalle mille difficoltà di far emergere, in questo scenario pruriginoso e attaccato al soldo, i veri, giovani talenti del cinema nostrano e pur tenendo conto della maldestra utilizzazione del capitale ragguardevole costituito dal parco sale cinematografiche, tuttora in forte espansione, malgrado tutto questo il Cinema italiano non è morto. Non lo affermiamo tanto per i premi e i riconoscimenti internazionali che malgrado tutto arrivano, quanto per alcuni deboli, ma interessanti segnali che cominciano a filtrare dalla palude nostrana. Sceneggiature studiate con maggiore attenzione ai dettagli, temi trattati senza sbandamenti, interpretazioni convincenti, anche di giovani attori e attrici emergenti, sono le considerazioni che ci consentono, seppure al momento limitatamente ad un ristretto numero di film, di affermare che sì, esiste una inesorabile inversione di tendenza. Si sta allargando, insomma, seppure con estrema lentezza e difficoltà, quel segmento medio che fino a poco tempo fa era schiacciato dallo strapotere dei film natalizi o vacanzieri da una parte, ai quali faceva da contraltare una nicchia spaurita di pellicole "di impegno" che spesso non tenevano fede all'etichetta e che comunque lasciavano le sale deserte. Prima di spendere due parole sul ritorno di attenzione del nostro pubblico a questa "medietà" varrebbe forse la pena di esaminarla più da vicino, di circondarla insomma di qualche paletto : giudizio naturalmente soggettivo, che forniamo al puro scopo di sollevare una riflessione sulle motivazioni che spingono ognuno di noi a trascorrere un paio d'ore a guardare un certo film piuttosto che un altro. Pur valutando che in molti casi la discriminazione non è di ordine culturale (il film come "intrattenimento"; il cinema dietro casa nostra; il film scelto dagli amici o dal partner; la maggior attrattiva di alcune sale rispetto ad altre; la diversità dei budgets promozionali delle pellicole e via discorrendo), crediamo tuttavia che sia in crescita l'attenzione del pubblico alle "storie" raccontate, alle interpretazioni e non solo agli effetti speciali, in una parola alle emozioni psicologiche che una pellicola è in grado di suscitare. Certo ancora non sono tutte rose e fiori, ma si può migliorare, anche cominciando dagli insuccessi, qualche volta maldestri, altre volte troppo scolastici e ambiziosi, come Ardena di Barbareschi e Canone inverso di Tognazzi. Realizzare un film "internazionale" non dipende soltanto dal cast , quanto e sopratutto dalla scelta dei temi, dal rigore stilistico, dall'umiltà e l'attenzione con cui si porge la storia. Così può avvenire che storie piccole piccole come "L'educazione di Giulio" diventino autentici capolavori mentre pellicole ambiziose come "I cavalieri che fecero l'impresa" non riescano a far trattenere gli sbadigli allo spettatore. Comunque la strada è ormai tracciata e i germogli ancora teneri, se si lascia spazio alla sperimentazione, riusciranno a diventare bellissime rose. Quando Muccino saprà liberarsi del tutto del suo passato di fiction televisiva potrà osare di più, come gia han fatto il coraggioso e incompreso Verdone con "C'era un cinese in coma" e Nichetti con "Honolulu baby". Percorrere nuove strade, tenendo la barra del timone ben dritta davanti a se, studiare e usare molto le nuove tecnologie digitali ma al tempo stesso scrivere e riscrivere, anche cento volte, una sceneggiatura, finchè non sia davvero perfetta. E infine "annusare" l'aria che tira, anche attraverso le possibilità che oggi offre la promozione via web (e che il cinema italiano abbia scoperto la rete lo potete constatare, a parte qualche link non attivo, dall'elenco qui accanto). Il giudizio degli spettatori è importante, anche se occorre saperlo leggere bene, per coglierne il vero trend. Una ultima considerazione sulla visibilità e sulla distribuzione del nostro cinema : con le aree e periferie urbane ormai costellate da avveniristiche multisala, sarebbe il momento di cominciare a pensare ad assegnare uno spazio costante e non occasionale al cinema indipendente, ai filmakers che realizzano un "corto" senza soldi, puntando soltanto sull'entusiasmo di qualche amico. Se una sala su 10 fosse destinata quotidianamente a questi spettacoli (in due ore si possono vedere anche 10 "corti") il pubblico comincerebbe a conoscere più da vicino, e ad apprezzare, i nostri talenti emergenti. E per chi il film lo ha ancora nel cassetto, beh... dovrà aspettare che decolli CINEMAINSIEME. Speriamo presto.. Stefano Olivieri |