I PUNTI FOCALI DI "STORIA DI EVA"
La storia di una donna, ma una storia di donne : attorno ad Eva un universo al femminile, che tocca tutta la casistica di una società occidentale avanzata, con le sue mille contraddizioni, le sue luci e le sue ombre. Mirella, l'amica del cuore, affezionata e impicciona, sognatrice ma capace di dare una mano all'amica nel momento del bisogno; Gabriella, l'antagonista, spavalda ma fragile (a tal punto che finirà per autodistruggersi); Marta, la moglie del ministro, tristemente schiava del suo equilibrio di first lady, ma alla fine più coraggiosa del marito nell'affrontare la discesa; la Traini, il capoufficio di Eva, suo malgrado succube del carisma della nostra protagonista e per questo a lei ostile; Giulia, la nuova collega nello staff del ministro, colta e innamorata del suo lavoro, leale e affidabile.
una storia europea : Storia di Eva affronta temi universali, come la ricerca della autonomia, il confronto con il potere ( delle istituzioni; di un capo opprimente; dei media che non risparmiano nessuno; etc). Eva è sola di fronte agli eventi. Orfana di entrambe i genitori, è comunque una persona positiva, che affronta sempre i problemi con il sorriso sulle labbra e con grande autoironia. Si confronta in continuazione con se stessa e con gli altri, alla continua ricerca di un equilibrio sano e non artificiale. Alla fine ci riesce, contando sulla sua grande energia, sulla voglia di vivere e di divertirsi quando serve e contagiando tutti con il suo ottimismo. Inoltre Eva è bella, di una bellezza che non passa inosservata, sopratutto in un mondo dove il potere è quasi tutto in mani maschili. Per affermarsi dovrà dunque riuscire, di volta in volta, a risolvere il suo personalissimo "conflitto di interessi", cercando di non cedere mai alla tentazione di percorrere facili scorciatoie.
"Ho un cervello per gli affari ed un corpo per il peccato. Ci trova qualcosa da ridire ?" Rubando la battuta alla Melanie Griffith di "Una donna in carriera", anche la nostra Eva sa essere misteriosa e sensibile ma al tempo stesso spregiudicata e sensuale. Consapevole del proprio fascino, se ne serve per attaccare o difendersi, senza mai abusarne in modo cinico. Un personaggio in continua evoluzione durante tutta la vicenda, che riesce ad affrancarsi dalla iniziale insicurezza conquistando alla fine, seppure a caro prezzo, la sua vita.
Qualche idea sulla produzione e sulla regia...
Naturalmente è soltanto uno spunto di riflessione, che voglio tuttavia portare all'attenzione di Claudia. La regia, prima di tutto. Se fosse possibile, una regista femminile. Il primo riferimento stilistico che mi viene in mente, pensando sopratutto a questo film come alla consacrazione artistica di Claudia Pandolfi, è quello di Jane Campion ( Lezioni di piano; Holy smoke; etc) autrice e regsita in grado di esplorare fino in fondo l'universo femminile. Visto che però siamo in Italia non vorrei sbilanciarmi più di tanto. Cristina Comencini ( Matrimoni; Liberate i pesci), Francesca Archibugi (per la sua opera prima MIgnon è partita ) o la stessa Anna di Francisca che l'ha già diretta sia in tv che al cinema sono sicuramente qualificate per l'impresa.
Per la produzione, se fosse possibile, njon avrei la minima esitazione ad indicare il nome di Domenico Procacci ( Radio Freccia; L'ultimo bacio; Le fate ignoranti) produttore coraggioso e intelligente, che ha proposto opere di buona struttura letteraria che nello stesso tempo sono riuscite a toccare temi riconoscibili e moderni.