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L'Uomo e l'Ambiente : un rapporto sempre più conflittuale. Ma il cinema se ne è già accorto...?  Riviste

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E' il titolo di un romanzo di fantascienza che ci ha affascinato in gioventù. Ma oggi è anche la domanda che cominciamo a farci in tanti . Il cinema, che tocca tanti argomenti, dimostra un insolito pudore nel trattare di petto le tematiche ambientali . Quando lo fa, è più che altro incline al sensazionalismo degli effetti speciali, per poi finire, salvo rari casi, con il rassicurare gli spettatori grazie all'eroe di turno, che allontana l'anatema della fine universale. Ma la faccenda è seria, sempre più seria e se ne dovrebbe parlare più spesso, non solo nei cortei antiglobal, ma anche e sopratutto nel cinema, medium per eccellenza. Abbiamo per questo avuto una qualche difficoltà nel trovare dei titoli che potessero in qualche modo introdurre un dibattito ambientale. Di specifici certo ve ne sono, ma si riferiscono per lo più a pellicole sconosciute, in genere documentari, destinate sopratutto a nicchie di esperti e addetti ai lavori. Ma la sorte del pianeta interessa tutti e così  preferiamo avventurarci su questo tema delicato e affascinante 
utilizzando quel che passa il mercato e confidando sulla capacità di riflessione di tutti voi, che ci seguite con tanto interesse. Cercare il filo che unisce sciagure naturali, lontane da noi, alla nostra quotidieneità non è poi tanto difficile : ce lo ha dimostrato drammaticamente Cernobyl 15 anni fa oppure, per fare un altro esempio, alzi la mano chi non ha pensato, osservando in "Mato Grosso" il  ricercatore-esploratore interpretato da Connery difendere una preziosissima scoperta fatta nella giungla, a quante medicine  "naturali" l'uomo abbia rinunciato, più o meno consapevolmente, in nome del cosiddetto progresso. Salvo poi riprodurre le stesse, con i rischi che l'artificio comporta (Lipobay insegna..) all'interno dei laboratori.

Insomma, come dire che il rapporto tra uomo e natura entra in conflitto nello stesso momento in cui l'uomo cessa di essere simbiotico con la stessa. Quando distruggiamo qualcosa, per piccola che sia, rompiamo sempre un equilibrio perfetto, lacerando una maglia di relazioni vitali e a noi spesso sconosciute con la stessa sciaguratezza con cui un bimbo schiaccia a piedi nudi una vipera. La ricerca di uno sviluppo sostenibile non è più l'etichetta di "fanatici contestatori", ma l'esigenza primaria di tutto il popolo della Terra. Scegliere fra global o noglobal è un falso problema, se ci si limita all'ideologia. L'orologio della natura può solo aggiustarsi da solo e se continuiamo a metterci le mani le prossime generazioni avranno ben altro da fare che combattere fra loro.

Troverete forse insolito l'accostamento di titoli come "The day after" con "Mato Grosso", o "Alive" con "Bello, onesto, emigrato Australia..." . Il filo c'è, ma cercatelo da voi, dentro di voi.  Il rapporto di ciascuno con l'ambiente è infatti personalissimo e spesso difficile da percepire e da spiegare agli altri. L'importante è non scordare mai che siamo parte di esso. La riflessione può scattare in qualsiasi momento, perchè Il mondo che ci circonda può essere magico come l'Eden, oppure infido e inospitale, anche negli scenari più consueti ed amici, dall'aria che respiriamo all'acqua che beviamo.  La verità, amici, è che "homo homini lupus", l'uomo è il peggior nemico di se stesso. Nell'elenco a destra, trovate "Repens", che non è un film ma un progetto di film, preso direttamente dagli inediti di Cinemando. Se vi piace fatecelo sapere ( e se avete per amico un ricco produttore americano, meglio..). Per gli approfondimenti, anche un piccolo elenco (in alto a destra) sull'ambiente (associazioni; riviste; etc)

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 FILMOGRAFIA  image
  The Day After  
  Mato Grosso (il trailer)
  Mosquito Coast (il trailer)
  Cast Away (il trailer)
  Crocodile Dundee  (il trailer)
  Istinct (il trailer) image
  Gorilla nella nebbia   (il trailer)
  Sognando l'Africa (il trailer)
  The Beach (il trailer)
  Robinson Crusoe  
  Alaska  
  Indio (il trailer)
  Riusciranno i nostri eroi...  
  Rapa Nui (il trailer)
  Picnic ad Hanging Rock
  Alive (il trailer)
  Repens  
  Tarzan et similia (il trailer di Greystoke)
  L'ombra del lupo (il trailer)
  Bello onesto emigrato Australia.. (il trailer)  

Ambiente in TV

Il Pianeta delle meraviglie Linea Blu - Vivere il mare ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO  
 

In viaggio con...  

EDIZIONE 2002

 

 

 

 

Studiata da più di 200 scienziati, viaggia velocemente sul continente:
è formata da cenere e particelle tossiche, ha già cambiato il clima
Nube gialla sull'Asia
"Il mondo è minacciato"
Allarme Onu: l'inquinamento uccide migliaia di persone
di VITTORIO ZUCCONI


LA NUVOLA che s'è mangiata il cielo, parte da dove partono ormai tutti gli incubi del nostro Occidente con la coda di paglia e con le mani sporche: dall'Asia. Si alza e si estende dalle terre dove i pastori erranti della nostra immaginazione romantica sono stati trasformati dalla globalizzazione (io consumo, tu sporchi) nelle formiche blu delle industrie più luride e si chiama - come potrebbe chiamarsi diversamente? - la "grande nuvola gialla". Copre estensioni immense, dal Pakistan alla Cina, dallo Sri Lanka all'Indonesia, includendo l'ormai obbligatorio Afghanistan.

È composta di gas aereosol, particelle industriali finissime, ceneri, fuliggini, sterco di mucca spray in una coperta mefitica alta tre chilometri che ha già ucciso "centinaia di migliaia di persone" e viaggia per venire a casa nostra, per vendicarsi di noi che abbiamo scaricato sull'Asia la spazzatura industriale che non vogliamo più, promettendoci stragi che neppure il più diligente "terrorista arabo" oserebbe sognare.

Sarebbe bello, in queste uggiose e buie notti di San Lorenzo senza stelle, sospettare che questa "nuvola gialla" sia soltanto un altro fumus aestatis, un altro prodotto gassoso del vuoto estivo che scatena Ufo, mostri umani e animali, delitti, zanzare assassine, calamari giganti e farfuglianti "allarmi terroristici" costruiti da impotenti servizi di sicurezza per distrarre i cittadini elettori. Scrollare le spalle immaginando che sia lo scatto di nervi di villeggianti persuasi che il temporale sulla spiaggia, raggiunta bruciando nel falò delle code autostradali tonnellate di combustibile fossile, sia la vendetta climatica della natura furiosa con le loro ferie. Ma il pestifero nuvolone c'è davvero, scoperto, misurato e annunciato dai 200 climatologi e fisici ingaggiati dall'Onu, seguito dai ricercatori indiani che per primi l'hanno respirato e lo illustreranno al raduno ecologico mondiale di Johannesburg, il 26 agosto. I primi lembi dell'ombrellone giallo hanno raggiunto addirittura - tremino i viaggiatori in attesa sul calvario dei charter - i "paradisi incontaminati" come le isole Maldive.

Probabilmente non era difficilissimo prevedere che il continuo e ormai alluvionale trasferimento di "industrie sporche" in nazioni dove le norme ecologiche sono ridicole, i salari sono elemosine, i governi e le dittature di sviluppo asiatiche, come quelle realsocialiste d'un tempo, sono pronti a qualunque complicità pur di produrre e di attirare gli agognati "investimenti stranieri", avrebbero trasferito la coperta sudicia dall'atmosfera delle nostre periferie de-industrializzate alla grande periferia asiatica e avrebbero prodotto questo "effetto serra plus", questa nube bassa, tenace e sordida, in un'atmosfera già strappata dal buco dell'ozono e oggi peggio rattoppata dal copertone tossico. La novità è che lo sviluppo sporco in quelle nazioni si è sposato con l'inquinamento da sottosviluppo, moltiplicato dall'aumento della popolazione in parallelo con l'industrializzazione. Le porcherie microscopiche vomitate dalle fabbriche e fabbrichette si sono alleate con i fumi sprigionati dall'economia tradizionale, dal kerosene adoperato per cucinare all'aperto, dai camini, forni e comignoli alimentati da mattonelle di sterco bovino. Una notizia che avrebbe confortato Ronald Reagan che si improvvisò ecologista e attribuì l'effetto serra e l'inquinamento non agli amici e finanziatori industriali, ma allo screanzato spetezzare delle mucche.

Ora, i 200 scienziati che hanno individuato e misurato il nuovo pericolo giallo, la nuova "Orda d'oro" che minaccia la nostra civilizzazione, si dicono "sorpresi" dall'estensione, dalla profondità e dalla mobilità di questa nuova, enorme nube che non ha il buon gusto di restare ferma a impestare l'Asia, ma si muove pattinando sulle correnti d'alta quota e i venti verso di noi. "Sospettavamo la sua esistenza - spiega A. P. Mitra, il capo del laboratorio nazionale indiano di fisica atmosferica - ma non le sue dimensioni e la sua mobilità", anche se l'osservazione empirica del viaggiatore in megalopoli asiatiche, da Bangkok a Seul, da Bombay a Pechino perennemente avvolte, come Città del Messico, in foschie dorate e sinistre, qualcosa avrebbe dovuto far intuire. L'acidità della pioggia, devastatrice di raccolti e foreste, è cresciuta del 40% in cinque anni, nell'ultimo quinquennio che lo studio abbraccia. Le vitali piogge monsoniche sono aumentate di intensità, ma diradate di numero, creando il ciclo disastroso della "inondazione-siccità". I morti sono "centinaia di migliaia", secondo le proporzioni bibliche della demografia asiatica. Il raccolto di riso indiano e cinese potrebbe essere ridotto del 10 per cento quest'anno, percentuale terrificante in nazioni dove ogni chicco conta.
E se i fumi del sottosviluppo contribuiscono alla nube giallastra, l'analisi dei campioni alla fine deluderebbe Reagan e accresce la vergogna di Bush, affondatore unilterale del Trattato di Kyoto sulle emissioni nocive: non ci sono dubbi sul fatto che alla fine la colpa non sia delle mucche non catalizzate. L'80 per cento della nuvola gialla è di origine "umana e industriale".

Naturalmente, i sostenitori dell'industrializzazione über alles, i muezzin della globalizzazione costi per quel che costi (agli altri) risponderanno che l'inquinamento e la nuvola gialla sono il prezzo da pagare per strappare i pastori erranti alla contemplazione delle vaghe stelle, che la sudicia officina d'Oriente serve sfamare quelli che non uccide e a calmierare i prezzi dei nostri consumi, sfornando oggetti, abiti, elettronica, giocattoli e ciarpame assortito made in China, in Pakistan, in Malaysia o in Bangladesh. Insomma, chissenefrega se il cielo cade, insieme con qualche bomba, sull'Afghanistan. Il mio shopping val bene qualche morto in più per inquinamento a Calcutta. Sempre che l'ombrellone giallo non si muova e non torni, come un boomerang, sulle nostre teste e sulle vacanze. A coprire magari quelle notti di San Lorenzo, nelle quali non si vede più cadere polvere di stelle, ma sterco di vacca indiana profumato al kerosene.

(13 agosto 2002)

 
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