Il Lavoro, il pc, Internet e il Cinema

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Il personal computer si avvia ormai a diventare un elettrodomestico, affrancandosi del tutto da quel  luogo comune che lo voleva fino a ieri appannaggio di una ristretta casta di fissati secchioni informatici. Tutto questo, ovviamente, è dovuto sopratutto al dilagare della rete internet, che del pc ha fatto la sua testa di ponte per sbarcare nelle case di tutto il pianeta, dopo aver conquistato aziende e uffici.

E con l'avvento del pc è sorta anche una nuova filosofia del lavorare. Poichè tutto ormai si può fare attraverso di esso, grazie alla tecnologia che ha migliorato e potenziato i software e sopratutto le reti informatiche, diventa non più determinante per una sempre più vasta categoria di lavori ( e di lavoratori) il luogo sede della attività. Se il nostro lavoro, ad esempio, è quello di aggiornare i dati di un archivio, potremmo oggi tranquillamente farlo da casa, purchè messi nelle opportune condizioni dal nostro datore di lavoro. Il telelavoro, come viene definita questa modalità, non è più fantascienza e sono già moltissime le aziende che lo hanno adottato, dal momento che, a fronte dei problemi tecnici e organizzativi che esso comporta, consente vantaggi notevoli quanto intuibili vantaggi sul piano della mobilità del personale e della logistica. Per chi lavora, meno viaggi in mezzo al traffico, meno inquinamento, maggior tempo a disposizione per il tempo libero e per la famiglia. Per chi offre lavoro meno necessità di allestimento di uffici, di spazio per i dipendenti, di risorse da destinare agli immobili.

 La residua resistenza che ancor oggi l'idea incontra nelle aziende pubbliche e private è legata per lo più a problemi di ordine culturale, che da una parte riguardano la leadership (incapacità di cogliere con tempestività tutti gli aspetti positivi; inadeguatezza delle previsioni di crescita; etc.) e dall'altra il personale degli uffici, in particolare quello non ancora  sufficientemente alfabetizzato dal punto di vista informatico, che vede nel progressivo uso del pc e delle reti informatiche interne (LAN) un ostacolo alla "carriera". Chi ha legato il proprio Knowhow esclusivamente a libri, ordini e circolari attraverso un rapporto diretto e "fisico" con l'organizzazione  è spesso disorientato dalla burocrazia virtuale e dalla logica dell'ipertesto tipica della rete, finendo per rinunciare a capirla ancor prima di acquisire lo strumentario di base per "navigare".

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Fare cinema e usare il pc è diventato tutt'uno, lo sanno bene le giovani generazioni di filmakers rampanti, lo sanno i reporters che vanno in giro con una workstation ambulante, lo sa chiunque segua la nuova frontiera del cinema digitale. Una tecnologia avveniristica consente ormai di far dialogare la nostra fantasia con la macchina da presa e di dar corpo al prodotto finale grazie ad una work station che possiamo allestire, tutto sommato con una spesa contenuta, all'interno delle mura domestiche. Una telecamera digitale, un pc dell'ultima generazione, una scheda multimediale appropriata e il software adeguato et voilà... il gioco è fatto. Naturalmente tutti questi elementi vanno fra loro assortiti alla perfezione e per evitare difficoltà è bene affidarsi ad esperti, se non si è in grado di valutare da soli le varie compatibilità tecniche. Chi ha già una buona conoscenza informatica parte naturalmente avvantaggiato, tuttavia l'interfaccia utente di tutta l'apparecchiatura è ormai testato per soddisfare anche le esigenze dei più inesperti. Occorre soltanto molta pazienza ed umiltà, per seguire le varie istruzioni di montaggio, assemblaggio, configurazione, etc. Giù in basso riportiamo i links a pagine web in cui è stato trattato il tema del rapporto tra il cinema e la tecnologia informatica. Lo scenario di riferimento è quello, ancora "povero" ma ricco di vitalità, del mondo dei cortometraggi, che ormai può contare su tantissime occasioni (rassegne, eventi, concorsi, etc.) non solo di visibilità, ma anche di scambio e di crescita. Ma diventare esperti di cinema digitale e di editing video può aprire anche un'altra strada, non meno entusiasmante : quella del giornalismo "on the road". Andare a caccia di notizie nascoste, contribuire attivamente ad una informazione più efficace e trasparente. E sono sempre di più i potenziali clienti di questo tipo di servizio, non solo le redazioni dei media, giornali e quotidiani,  ma anche e forse sopratutto il mondo della "controinformazione" . Ce ne è abbastanza per  fare il gran passo?

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I giovani e il telelavoro

Ben diverso è l'approccio al telelavoro da parte di chi inizia direttamente con esso. I giovani non hanno, intanto, riserve culturali sul fatto di non avere una "sede" di lavoro, anzi..! Tantissimi segnali, raccolti con un po di ritardo dalla politica e dal sindacato, indicano una caduta verticale di questi "totem". La "carriera", ad esempio, che dai lavoratori dipendenti è imprescindibile dal concetto di lavoro fisso,  è diventata ormai del tutto autonoma in una sempre maggiore casistica di lavori. Si tende a rimanere in un posto solo il tempo necessario  per "fare curriculum" e soprattutto acquisire l'esperienza necessaria per migliorare la propria posizione, non tanto rispetto ai colleghi di lavoro, ma nella società in genere. La competizione globale ha attori unici, che si muovono dinamicamente in indotti sempre più ampi, spesso di dimensioni superiori all'area urbana di riferimento. Tutto questo, se da un canto libera una grande quantità di energie e risorse, dall'altro pone oggi problemi dal punto di vista delle tutele sociali ed è appena iniziato il confronto fra la generazione dei lavoratori dipendenti e il crescente esercito dei ragazzi "cococo", come vengono definiti i collaboratori coordinati e continuativi, dei lavoratori saltuari e di quelli interinali, etc. etc. Chi volesse rinfrescarsi la memoria, può andarsi a riguardare il cosiddetto "pacchetto Treu" che varò durante la precedente legislatura queste nuove modalità di lavoro. Il gap, la cesura profonda che separa il lavoro tradizionale dai nuovi lavori legati alla rete non è dunque solo un problema di tecnologia, ma soprattutto di mentalità diverse che si confrontano continuamente, spesso a cominciare dall'ambito familiare. Il padre italiano, che sognava il figlio medico, avvocato o ingegnere (libere professioni "tradizionali" sempre al top delle preferenze fino a pochi anni fa) non riesce a

comprendere come possa il figlio "costruirsi un futuro" stando tutto il giorno davanti ad un computer. Ancor meno ha fiducia della interattività delle rete, della possibilità di offrirsi (e farsi valutare) nel mercato del lavoro attraverso internet. Questo atteggiamento, se da un lato è legittimo (non si può comprendere ciò che non si conosce e non si può conoscere ciò che non si sperimenta direttamente), dall'altro tende ad accelerare in modo anomalo il distacco fra due
mondi, depositari ciascuno di esperienze positive che troverebbero gran giovamento ad integrarsi, invece di confliggere fra loro. Se la separazione dalla famiglia, coincidente con l'emancipazione economica, ha pur sempre il valore simbolico di un rito iniziatico, con tappe e problematiche in qualche modo obbligatorie, resta comunque il problema di una "full immersion" (il lavoro in rete con conosce orari) che separa violentemente, che rende spesso "diversi" anche dai propri coetanei impegnati nei lavori "tradizionali". Non a casa chi lavora in modo esclusivo con la rete tende tende a riconoscere i suoi simili e a fraternizzare con essi in modo esclusivo, tagliando fuori tutto il resto. Questo isolamento ( in fondo anche gli hackers nascono così) , del tutto naturale per chi ha cominciato a lavorare da solo e continua a farlo, rispetto ad una vasta partnership di potenziali e/o reali clienti, è invece causa di problemi per coloro che, integrati in una organizzazione impostata burocraticamente, mal riescono ad esprimere le proprie potenzialità in un sistema "ingessato" da regole e gerarchie ancora digiune di net economy. 

Due mondi, insomma, si stanno incontrando e nell'area di contatto esistono pericolose zone d'ombra, dove tante attività vengono intanto duplicate (nuova e vecchia modalità di lavoro per uno stesso prodotto o servizio) creando ulteriori conflitti fra gli interessati. A questo si aggiunga che sul piano normativo non esistono ancora regole vere e proprie, ad esclusione di una legge sul telelavoro varata qualche tempo fa ( parliamo naturalmente dell'Italia) che lascia comunque ampi margini di discrezionalità ai datori di lavoro e comunque nulla dice sui rapporti non subordinati . Inoltre il sindacato non ha ancora del tutto metabolizzato le problematiche del settore, ancora poco individuabile come "categoria". Sarebbe forse il caso, a questo punto, di parlare più concretamente di sindacato dei "lavori" per centrare la chiave del problema. Perchè non è vero che il lavoro "solitario" al pc, magari in modalità di telelavoro, può disabituare al rapporto solidale, al confronto delle problematiche (e dunque al bisogno di fare riferimento al sindacato). L'esigenza è invece avvertita ugualmente, anzi spesso in modo più netto che in altre situazioni e l'assenza di un tutor, o mentor che sia, non fa che accrescere le discriminazioni. Comunque sia, sarà il tempo a dare la sentenza finale. L'importante è ricordare sempre che è la macchina che deve aiutare l'uomo, non viceversa.

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Internet, il computer e il Cinema

Il rapporto dell'uomo con la macchina è un po' la parabola di Prometeo, che sfida Dio e cerca di carpirgli il segreto del fuoco. L'emulazione divina, nel creare qualcosa che alla fine diventi qualcuno, in cui arda la fiamma dell'intelligenza e della ragione, ha ispirato molte pellicole. Poi, quando circa trent'anni fa il mondo della robotica e quello dell'informatica han preso strade diverse, l'uno al servizio dell'industria, l'altro verso gli uffici e i singoli, con il personal computer, anche l'attenzione del cinema si è adeguata, biforcandosi in due filoni. In questa pagina non ci occupiamo (lo faremo altrove : è una promessa) di robot, androidi e simili, quanto piuttosto del rapporto tra l'uomo e il pc, ed attraverso questo dell'uomo con la grande rete Internet. Uno scenario magico e infido, inizialmente  alimentato dalla cultura cyberpunk di William Gibson e poi evolutasi con i suoi pirati, i suoi cybereroi al servizio del bene o del male,  le sue trame pericolose, dove la macchina diventa spesso mezzo e fine al tempo stesso, capace di soggiogare l'uomo più che servirlo.  La grande rete, di cui il pc rappresenta la porta, può aiutare a trovare l'amore, come accade, ma con sfumature assai diverse, in Viol@ e in C'è post@ per te. Ma la Rete è forte e alla fine può distruggerti, sovvertendo l'ordine delle cose, sostituendosi con la sua virtualità al mondo reale : è il caso del celeberrimo Matrix, o di Strange days. Comunque sia, quando si parla di pc e di rete l'incubo è sempre dietro l'angolo e da un semplice click sulla tastiera può scatenarsi l'inferno. ma siamo soltanto agli inizi : presto i chips, dopo aver colonizzato ogni cosa, diventeranno parte integrante dell'uomo. La frontiera della biocibernetica ha indicato la strada e il cinema si è appena affacciato, con A.I., su questa nuova, affascinante frontiera.  un forum su internet nei film
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2001: Odissea nello spazio
Hackers
Jumpin' Jack Flash
Masterminds - La guerra dei geni
The Net - Intrappolata nella rete
Nirvana
Paranoia
Tron
Viol@
Wargames - Giochi di guerra
Synapse
C'è post@ per te
Electric dreams
Jhonny Mnemonic
Nemico pubblico
I signori della truffa
Matrix
Il tagliaerbe
Brainstorm - generazione elettronica
Strange days
A.I. Intelligenza artificiale
Simone