"TUTT’ APPOSTO" ! : L’ Universo Naif e visionario di un grande piccolo film italiano che riscopre e nobilita con la forza e l’improvvisazione teatrale il vecchio cinema d’avanguardia e quello neorealista.

 

Di Francesco Olivieri

 

Cosa dire, il film "Tutto Apposto", presentato oggi (20 febbraio 2001 – sala Modello) durante la prima giornata dei Martedì di Cinecittà, è finalmente un film vero, diverso, coraggioso ed importarte soprattutto dal punto di vista della storia e della recitazione. Questo film usa genialmente la satira sociale ed il proprio dialogo grottesco, poetico ed esasperato per tracciare in maniera unica e soprattutto indelebile un viscerale ritratto sulla nostra vita follemente quotidiana. Vita che è sempre e comunque piena di tutti quei piccoli e bizzarri aneddoti che sembrano rubati da una versione beffarda della "Divina Commedia" di Dante Alighieri. Questa è senza dubbio un’osservazione letteraria che anche l’ambientazione, volutamente dark, dell’intera vicenda suggerisce mentalmente allo spettatore in sala, il quale si rifa immediatamente alle pagine dell’inferno dantesco. Guardandole ovviamente in questo caso in una chiave di lettura assolutamente paradossale, incisiva e comica. Tutto questo ci viene anche suggerito da un montaggio a singhiozzo e dalle immagini ed emozioni di un curioso e brioso "film verità", che vengono esaltate da una recitazione sempre attenta, impulsivamente minimalista all’americana, che ricorda moltissimo il cinema di autori celebri come John Cassavetes, Francois Truffaut e Robert Altman. Il nostro Marco Bertini ci ha regalato una storia umanamente autentica, dal classico ed efficace sapore altamente goldoniano, che ruota sempre intorno alla formidabile ed acuta vis comica ed al surreale e poetico carattere fisico-emotivo dei suoi personaggi, creati con una spontanea ironia solo apparentemente artigianale ma che nasconde grande acutezza e professionalità, alimentati dal calore e soprattutto dal fascino interiore di un nuovo e vero artista della risata intelligente. Tutt’apposto è un film dove la volgarità lascia spazio ad un messaggio di speranza e il suo regista è vero quanto umile nell’esprimere agli altri il proprio talento visivo. Concludendo Il film diretto, scritto e interpretato da un sorprendente enfant prodige italiano come Marco Bertini è davvero un piccolo e prezioso gioiello sulla forza e l’allegria di essere e restare vivi nella convulsa, bugiarda e cannibale società di oggi. Il suo primo film, che ha mio avviso merita certamente di essere distribuito sia nelle sale che all’estero, è prima di tutto una graffiante e sagace black comedy di casa nostra allo stato puro, naturalmente il tutto inteso nella tradizione più nobilmente internazionale della categoria. Una categoria che è quella, per intenderci, che attraverso i grandi uomini ed i sommi poeti della celluloide italiana come Pier Paolo Pasolini, Vittorio De Sica, Ettore Scola etc, ha saputo farci profondamente riflettere sui fatti e i misfatti importanti e amari della vita, ma lo ha sempre fatto con il sorriso sulle labbra, alleggerendo il tono senza perdere la profondità delle situazioni, raccontando il miele e il sale della vita nella loro miscela originale quotidiana. Il cinema, il vero cinema compie talvolta questo miracolo : il circo delle grandi emozioni, con le sue immagini cinicamente divertenti, private e naturali, ispirate alla visione dell’esistenza tragicomica di un individuo qualunque che è in fuga dal mondo che lo circonda e da se stesso. Una complessa metafora interiore che il film di Bertini rende veramente al meglio, avvalendosi della collaborazione e dell’invidiabile affiatamento di attori impareggiabili, che stemperano con una dirompente ironia anche le situazioni più drammatiche, regalando al pubblico in sala un umorismo quasi direi onirico, dove il loro lavoro la fa da padrone. Tra di loro spiccano per bravura, sensibilità e realismo le interpretazioni di Giorgia Lepore, già dottissima doppiatrice di stars internazionali come Cameron Diaz, che per una volta e fortunatamente mette la propria incredibile voce e sensibilità interpretativa al servizio di se stessa. Regalandoci e regalandosi una performance insieme a quella del marito, il regista del film, davvero commovente e da manuale. Oltretutto il film può contare anche sull’apporto di una colonna sonora davvero efficace che sintetizza nella propria sottile brevità sotterranea un energia enigmatica ed umoristica veramente notevole, che regala sicuramente alla pellicola stessa uno dei suoi più grandi pregi formali. Inoltre la verosimiglianza e l’arditezza linguistica di certe situazioni e battute sia di impianto ambientale che di stampo teatrale mi ricordano molti film del Sundance film festival di Robert Rodford. Film come "I Fratelli Mcmullen" e "Il Senso dell’Amore" entrambi diretti da Edward Burns, oppure "Si gira Manhattan", "Bionda Naturale" di Tom Dicillo e naturalmente la trilogia sulla gioventù del New Jersey del grande e anticonformista Kevin Smith ("Clecks – Commessi", "Generazione X" ed il bellissimo ed intenso "In Cerca di Amy"). Infine, sempre parlando di citazioni e di ottime di scelte stilistiche, il film di Marco Bertini si avvale a mio parere di una atmosfera feroce ed irriverente, molto vicina al terrore urbano e psicologico del personaggio ingenuo e paranoico, magistralmente interpretato dall’attore ed ora anche regista Griffin Dunne nel film "Fuori Orario" di Martin Scorzese, al quale per atteggiamenti e mimica il protagonista del film di Bertini (Andrea), sembra avvicinarsi molto. Oltre a strizzare più volto l’occhio al primo Sordi, alla vitalità malinconica degli esordi di Carlo Verdone e naturalmente alla dolce goffaggine di Lello Arena . Sempre da "Fuori Orario", vengono riprodotti secondo me, altri caratteri del film di Marco Bertini, per esempio quelli di Cinzia - la Lepore che si rifa per innocenza e forza a Linda Fiorentino - oppure quelli dell’enigmatica, viziata ed infantile Sonia, che ricorda il personaggio snob ed irraggiungibile interpretato nel film di Scorsese da Rosanna Arquette.

 

Passando poi ai "cattivi" del fim di Bertini, mi vengono subito in mente "Pulp Fiction di Quentin Tarantino, "Tutto In una notte" di John Landis e perfino "Stato di Grazia" che qui rivive nel killer interpretato da Bertini che si rifa al personaggio di Ed Herris. Ma attenzione, al di là delle molte volontarie ed involontarie analogie con altri film, il film di Marco Bertini ne usa abilmente solo lo scheletro, dando cosi al film più di una speranza per un linguaggio internazionale. L’anima del suo film infatti, cosi come la sua divertente forma ed espressività innovativa, rimane sempre più che orgogliosamente tutta italiana. Gridando finalmente senza paura e con notevole merito, che la nostra bella Italia è ancora oggi una madre ed una moglie che premia il cinema di sentimento e di qualità al di la dei nomi e dei soldi sul manifesto. Davvero spiazzanti anche i titoli di coda che provocano un certo apprezzamento europeo nei dettagli (su tutti la scelta del bianco e nero per ripercorre a ritroso i volti e le espressioni del cast). Ultima vera sorpresa, il finale agrodolce svolto durante i titoli. Non c’è dubbio Marco Bertini è il vero Deux ex Machina di un film manifesto, che non solo non si vergogna di ammettere le proprie limitazioni tecniche, ma rivendica con esse una passione per la sceneggiatura che fa dimenticare ed amare anche gli errori, dimostrando ancora una volta che un abito povero, se realizzato a regola d’arte, può essere un capolavoro da sfilata.

 

Francesco Olivieri