TV MADE IN ITALY ?

Magari...!

No, non sono un autarchico (Moretti non c'entra) . Mi piacciono le scorribande nei mercati televisivi altrui, le liti sfrenate per accaparrarsi questo o quel serial e poi tornare tutti tronfi nel nostro bel paese e sbattere in faccia alla concorrenza l'ambito format, in prima serata, tutto bello imburrato di pubblicità. Mi piace, o perlomeno mi deve piacere per forza, perchè altra minestra in giro non se ne vede al momento. Visto e considerato che, come TV, esportiamo per lo più calcio,  per il resto i nostri media vanno all'estero e cercano, cercano affannosamente la pietra filosofale dell'auditel.

Zappingando sul satellite mi sono divertito a cercare i formats originali che poi a casa nostra sono stati clonati grazie alle amorevoli cure dei più apprezzati performers televisivi nostrani. La copia sarà magari anche riuscita bene, ma alla fine, chissà perchè, questi zibaldoni made in Italy sono tutti uguali. Che si tratti di quiz o di varietà poco importa : quando si hanno sul libro paga centinaia di attori e attrici, vallette, conduttori vivi e addormentati, etc etc. ( ognuno con il suo bel contrattino che garantisce un certo numero di passaggi televisivi ) alla fine non resta che fare una bella banda e chiamare a dirigere l'ineffabile e inaffondabile Jerry Scotti. D'altra parte, che cosa dobbiamo aspettarci dal principale produttore del "Macellaio" ? Niente, appunto. Almeno con il varietà sappiamo a che cosa andiamo incontro. Vi ricordate il periodo delle telenovelas prodotte dalla Berlusconi Communications ? No ? Io ho ancora gli incubi se ripenso ad Ambra e alla sua estatica e smielata favoletta.

Per fortuna in casa RAI c'è Proietti. Il suo maresciallo Rocca non è per niente male, giusto la figlia sembra non aver imparato ancora molto dai tempi di "ma mi ami..? Ma quanto mi ami...?". La serie carabinieresca ambientata a Viterbo è forse troppo attenta all'intreccio e poco alla caratterizzazione dei personaggi, ma insomma, per un telefilm, basta e avanza. Bravo Gigi !

Poi abbiamo "Un posto al sole". Giudizio difficile, problematico. Qualcuno degli attori continua, a distanza di anni, ancora  a leggere mentre recita ( Alberto, Michele ed Eleonora pizzicati più spesso degli altri ), i dialoghi di conseguenza lasciano molto a desiderare, la vicenda ( o meglio, le vicende) lamentano talvolta una caduta di spessore psicologico. Comunque, anche qui sono propenso, tutto sommato, all'incoraggiamento. Se penso ai "Ragazzi del muretto" mi sembra che di strada se ne è fatta tanta e perciò bisogna continuare. Non scordiamoci che serial e soap sono importanti laboratori (basti pensare a quanti attori, negli USA, sono passati attraverso "Genitori in blue Jeans" ad esempio) di cui la nostra produzione non può e non deve fare assolutamente a meno. Anzi, non sarebbe male aumentare le proposte in questo settore, magari dando spazio ad autori e a registi emergenti.
 

Scottex