OGNI
COSCIENZA HA UN SUO INIZIO : Breve analisi introspettiva sull’universo di
Guerre Stellari di Francesco Olivieri
Io comincerei subito, questo mio breve discorso
incentrato sulla saga cinematografica di Star Wars, definendo questa grande ed
importante serie di film di fantascienza come una "Space Opera
esistenziale". Vedete, secondo il mio modesto parere George Lucas ha
voluto, attraverso questa sua lunga e pur sempre molto meditata serie di
lungometraggi, farci riflettere attentamente su tutti quei grandi perché morali
e comportamentali che sono tipici del nostro mondo, e soprattutto del nostro
tempo interiore. Domande universali di natura mistica e teologica come ad
esempio l’esistenza di Dio, il libero arbitrio ed infine l’alleanza fra il
potere supremo di Dio e suoi popoli. Tutto questo nel mondo della mitologia
Lucasiana, trova la sua più naturale spiegazione all’interno di una forza
onnipotente che quindi guida tanto i suoi popoli nella vittoria comune di una
battaglia oppure di una guerra come anche nella vittoria interiore e quindi
molto più personale della loro stessa vita. Insomma in poche parole Dio, da
Lucas, è qui interpretato come una potentissima forza mistica che penetra negli
animi degli uomini è lì aiuta (il libero arbitrio) a scegliere la propria
strada, fra la ragione ed il bene
(l’Io ed il Super Io per Sigmund Freud), ed il male e l’istinto
( che si chiamano "Es" per il dottor. Freud, mentre secondo una più moderna,
ma pur sempre molto pertinente accessione romanzata di Lucas, essi sono Il
lato oscuro della forza, ossia il lato brutalmente istintivo della nostra
coscienza umana.
Ora
invece, a proposito delle fonti letterarie che hanno dato al regista
l’ispirazione emotiva per poter scrivere l’intera saga cinematografica,
divisa originariamente in nove episodi (per ora ridotti a sei), si possono
citare: la letteratura cavalleresca, la letteratura infantile, l’Amleto di Sir
William Shakespeare e per finire la letteratura moderna, Kafka in particolare.
Andiamo ad esaminarle nel dettaglio: La letteratura cavalleresca fornisce
indubbiamente alla saga uno spiritualismo epico e classico che è tipico di un
romanzo medievale. Difatti i Jedi nel corso della saga vengono definiti come
"I guardiani della vecchia repubblica", ovvero come dei moderni cavalieri
della tavola rotonda. Dalla tradizione carolingia e in particolare dal
personaggio di Angelica, la forte e passionale protagonista dei poemi
dell’Ariosto, Lucas ha preso certamente spunto per poter inquadrare
perfettamente i suoi personaggi femminili (la regina Amidala ed in seguito la
principessa Leila Organa, figlia di
Anakin ed Amidala e sorella gemella di di Luke Skywalker. Poi, per quel che
riguarda invece sia l’Amleto di William Shakespeare che l’Ulisse di James
Joyce, le citazioni nella saga sono piuttosto ricorrenti è vengono entrambe
associate alle materializzazioni ed alle comunicazioni spirituali dei morti con
i vivi (attraverso il flusso di coscienza ed il monologo interiore),che
forniscono ad Amleto, come ad Anakin e più tardi anche a Luke, una guida
spirituale che li possa consigliare nelle loro scelte e che lì possa anche
istruire su come adoperare la loro energia interiore verso quelle stesse scelte.
(degli esempi di tali
manifestazioni soprannaturali si verificano soltanto nel primo episodio della
prima saga e negli episodi conclusivi, quelli più introspettivi, della
seconda). Infine nella letteratura
infantile, cosi come in quella Kafkiana, i riferimenti sono di natura fiabesca
oppure, al contrario, infernale. L’episodio I è
tutto di natura fiabesca e rivela le sue più tangibili analogie
letterarie con i romanzi di Giulio Verne (la città acquatica) e quelli Mark
Twain, (la personalità eroica ed insieme tenera e malinconica del piccolo
Anakin Skaywalker). Mentre sia "L’impero colpisce ancora" che "Il
ritorno dello Jedi", sono quasi esclusivamente immersi in una atmosfera da
incubo, all’interno della quale la presenza del male è sempre e comunque in agguato. Insomma, la saga ideata più di
vent’anni fa dalla geniale mente di George Lucas non è, come vorrebbero farci
credere alcuni critici, un sofisticato e fiabesco videogame per far battere le
mani ai bambini in sala, bensì un colto atto di passione, ricco di riferimenti
e di citazioni, per lo spirito di
un regista che usa certo la
tecnologia, ma soltanto come specchio visivo
delle proprie emozioni e dei propri sogni leggendari.
Francesco Olivieri