I Full Monty di casa nostra  di Stefano Olivieri   

Bene. I riflettori si sono appena chiusi anche questa volta sugli Oscar. Tanti premiati, qualche deluso, si apre adesso l' affannata kermesse dei milleuno dibattiti che per giorni, forse mesi, affolleranno i talk show televisivi permettendo, a chi non ce l'ha fatta nella fatidica notte, di ottenere il premio di consolazione con qualche passaggio televisivo.

Non voglio qui parlare di cinema, sebbene sembri strano. L'esperto, qui a Cinemando, è Francesco e so che sta già lavorando al pezzo. Per chi avesse appetito di novità e spigolature, sono a disposizione i links dedicati. In questi siti troverà certo pane per i suoi denti. Voglio invece riflettere, in modo forse un po visionario, su dove il cinema sta andando qua da noi. Mi è rimasta impressa l'intervista, fatta a Hollywood, a tale Uberto Pasolini, sconosciuto ai più ma italianissimo produttore  (una sollecita sovrimpressione, durante l'intervista, ci informa che è il nipote di Luchino Visconti) che raccontava di essersi trasferito all'estero e da lì aver curato il fortunatissimo "Full Monty" che sta attualmente saccheggiando le sale di tutto il mondo.

Dicevo, dunque, che voglio riflettere. E' vero: nel cinema italiano qualcosa si muove. Si sentono giovani e nuovi fermenti, voglia di fare. Molti sono figli d'arte, altri sono riciclati dalla tv ma insomma,... un po' di movimento c'è ! Il cinema ritrova consenso e le multisale, che qui da noi hanno fatto lievitare l'offerta cinematografica in modo vertiginoso, sono letteralmente prese d'assalto, sopratutto nel fine settimana. Un modo di consumare cinema forse più chiassoso e godereccio rispetto a qualche anno fa, ma non ci lamentiamo : almeno adesso c'è il rispetto dell'orario di inizio, più nessuno che ti chieda scusa per passarti davanti spappolandoti gli zebedei nel bel mezzo della scena più toccante del tuo film. Pazienza se durante la proiezione squilla qualche telefonino di troppo e se alla fine, uscendo, le corsie delle poltrone sembrano gli spalti dello stadio Olimpico, con un mare di popcorn sbiascicato e cartacce per terra dovunque ! Un film al cinema è sempre meglio di un film in tv, dove in genere la malcapitata opera viene infarcita di pubblicità come un tacchino ripieno, con pannolini, caciotte e automobili che fanno capolino da tutte le parti. Ricordo con orrore, qualche anno fa,  la scena più toccante del Romeo e Giulietta di Zeffirelli ( quella del pianto sulla tomba) stuprata dall'orrenda intromissione di una fetta gigantesca di formaggio vergaro...

Tornando all'intervista di Uberto Pasolini, ricordo la sua risposta alla domanda dell'intervistatore che gli chiedeva perchè il cinema italiano non è conosciuto all'estero, nelle piazze che fanno tendenza. La risposta era ovvia, laconica, raggelante : semplicemente perchè era mal distribuito, oppure non era distribuito affatto.

Full Monty ( è un giudizio del tutto personale : la critica la lascio ad altri !) è certo un buon film, tratta il tema della disoccupazione dilagante in modo leggero ma non superficiale, fa anche sorridere ma da qui ad arrivare ai duecento milioni di dollari incassati ( è costato circa sei miliardi di lire..) non può esserci di mezzo che un'ottima macchina distributiva e una promozione intelligente, che ha saputo offrire, volta per volta a seconda del paese, la chiave di lettura più adeguata alla popolazione ( da noi, come spesso avviene, è toccata quella comica. Mi viene il sospetto che ci prendano per stupidi, incapaci di apprezzare nient'altro, in un film. Roba da sottocultura. Per esempio, a mio parere era molto più comico "Due sulla strada" di Stephen Frears, che tratta tra l'altro lo stesso tema della disoccupazione. Ma non ha avuto la stessa fortuna , probabilmente perchè è stato meno distribuito o forse perchè la soluzione trovata alla disoccupazione, quella di vendere patatine fritte, era meno stuzzicante dello spogliarello maschile..

Rimane il fatto che Full Monty riempie oggi le tasche di un contentissimo italiano all'estero mentre da noi circolano i soliti noti. Vecchi e nuovi zombies del bestiario neriparentiano, armata brancaleone alla conquista del bassoventre degli spettatori con alla testa amazzoni consumate ( dagli anni, non dalla perizia) come la Parietti e la Koll. Pensavo, ad esempio, che fossero finalmente finiti i tempi del Pierino di Alvaro Vitali quando un patetico Boldi vestito da marinaretto, mi ha fatto ricredere e rabbrividire dall'orrore.

Di che cosa vogliamo lamentarci ? Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. I nostri produttori cinematografici, con qualche sparuta eccezione, sono bravi più che altro ad importare formats televisivi e a clonare successi altrui, con dubbi risultati sulla qualità e sul box office. I nostri producers e registi , dicono,  sono bloccati dall'esiguità del budget (ma in Italia quasi il 50 % non è risarcito dallo Stato??..) quando non dalla burocrazia ( vedi Bertolucci con RAI..) e i nostri attori e attrici con qualche pelo sullo stomaco di troppo rimangono a corto di offerte. A chiudere, gli autori e gli sceneggiatori, parlo di quelli sconosciuti e magari bravi che fanno collezione di risatine ironiche, pacche sulle spalle e porte in faccia soltanto perchè non hanno ancora conosciuto la persona giusta..

Comunque sia, coraggio amici. L'Italia è un popolo di poeti, di navigatori e di telespettatori. Se un brutto film ci sfugge al cinema, c'è sempre mamma tv che poi provvede a farcelo vedere.

                                                                                                                Stefano Olivieri