Caro Nanni, il tuo Aprile è un po' novembre ! di Stefano Olivieri

Volevo andare a vedere il film di Moretti il primo giorno di programmazione. Così quel giorno controllai il giornale e scelsi il cinema Archimede, il più vicino alla mia abitazione. Abito a Roma da più di 30 anni ma non sono quel che si dice un piccione viaggiatore e così l'errata indicazione di una perfida ragazza pariolina, una del consueto bivacco pomeridiano di piazza Euclide, mi ha fatto girare a vuoto per mezz'ora. Conclusione : sono arrivato tardi, il film era già iniziato e la sala ( incredibile a dirsi per Moretti, regista e attore "rosso", ai Parioli!) era piena. Così, quel giorno ripiegai su Titanic, che non avevo ancora visto, e devo dire che quelle tre ore sono passate come il vento. Una bella prova di Cameron, davvero.

Ma torniamo ad "Aprile". Trascorso qualche giorno, ho fatto le cose per benino. Prima di fare il sonnellino pomeridiano ( il sabato, poi, è proprio una goduria..!) ho chiesto a mia moglie di telefonare al cinema per prenotarmi un biglietto. Cosa che è stata fatta da quella donna impagabile. Così, questa volta sono arrivato con qualche minuto in anticipo e ho trovato addirittura parcheggio davanti . Per trascorrere quel quarto d'ora di anticipo ho bighellonato nei paraggi alla ricerca dell'unico bar aperto ( quel quartiere, nei suoi fitti meandri residenziali, è un vero dormitorio : ora capisco perché i giovani fanno raduno a piazza Euclide..) e ho preso un caffè. Nel bar, accanto a me, una signora sulla settantina, appesantita d'oro come la Madonna dei miracoli, addentava golosamente una crostatina alla frutta costringendo la sua barboncina a prenderne un pezzettino. Il povero animale ha annusato il boccone per rispetto, poi si è girata verso la padrona con occhi imploranti, ma l'ordine è arrivato perentorio : "Mangia !" E la barboncina ha mangiato. La signora golosa è quindi uscita dal bar, portando al guinzaglio il suo caddy filippino che aveva a sua volta al guinzaglio la barboncina. Per un attimo mi sono chiesto se non avesse buttato un pezzo di crostata anche a lui.

Arrivai all'Archimede che la gente cominciava ad entrare. Non molta, me ne resi conto mentre scendevo le scale. La sala era, anzi, completamente vuota, e poco prima che si spegnessero le luci contai non più di 30, 40 persone. Finalmente si è fatto buio ed il lieve brusio in sala è cessato rispettosamente per far posto alla colonna sonora del film.

Niente colonna sonora. E vabbè, è Moretti, c'era da immaginarselo dall'anticonformista del cinema italiano. Ma nemmeno niente titoli : il film inizia dopo un primo stringato avviso in corsivo, bianco su campo nero, come nelle comiche di Ridolini. Mi sistemo meglio sulla poltrona, quasi presentendo qualcosa di spiacevole. Il successivo quarto d'ora ( il film dura complessivamente un'ora e venti minuti scarsi) trascorre nella speranza che, tra inquadrature del Fede raggiante per la vittoria di Berlusconi e Moretti alla ricerca di ispirazione per un improbabile musical politicalculinario, qualcosa alla fine succeda davvero. E qualcosa succede, evviva ! Sua moglie è incinta. Moretti, padre in pectore, trasuda orgoglio da tutti i pori e predispone senza indugi la sua iniziazione alla paternità : libri di pediatria, coccole e protezione verso la moglie col pancione ( ma dov'è finito il cinico ministro del "Portaborse"..?), finalmente l'illuminazione, il momento topico del film : deve fare un documentario sulla trasformazione, spiegare come gli italiani hanno votato prima il regime totalitario di sua Emittenza e ora si apprestano a votare per l'Ulivo.

A questo punto mi accomodo meglio sulla poltrona : beh, se ci riesce - mi dico - è bravo davvero, la transumanza dal partito azienda del premier telematico al governo delle sinistre è l'anacoluto misterioso della attuale politica italiana. Invece si riaccende la luce, è finito il primo tempo.

Del secondo tempo ricordo davvero poco. Gli albanesi, il figlio che cresce, Nanni che ritaglia articoli sulla sua scrivania. Forse la prima parte del film mi ha provocato una lesione cerebrale da cui è sciacquata via, in un silenzioso rigurgito, la memoria. Peccato, forse era un bel film, ma non me ne sono accorto