| TRENT'ANNI DI NOSTALGIA : un viaggio della memoria attraverso il web dal 1950 al 1980 : i film, i fatti, i sogni, le curiosità . Usate il menu qui sotto per raggiungere più rapidamente l'argomento desiderato | ||
| Il web è futuro, ma può talvolta diventare memoria del passato, per comprendere meglio l'oggi. Così vogliamo voltarci indietro, al cinema dal dopoguerra al 1980, con uno sguardo all'Italia e al mondo che cambiavano rapidamente. Un viaggio impegnativo per una sola pagina web e dunque tante notizie su eventi e | ||
| personaggi anche importanti qui non le troverete. Noi vogliamo semplicemente offrire, sopratutto ai più giovani, uno spunto di riflessione e di approfondimento su un periodo storico così vicino eppure già così diverso da quello attuale. Dunque non solo film, prima di tutto perchè il cinema non è mai stato un fatto a se, ha piuttosto sempre in qualche modo registrato e descritto la sua epoca. Ciò è ancor più vero per il periodo che adesso ci apprestiamo a visitare, particolarmente segnato da eventi importanti, talvolta drammatici, come la guerra . Inoltre sarebbe davvero un peccato non sfruttare l'opportunità che offre il web nell'approfondimento verso ogni direzione. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Per gli inserzionisti in rete (sopratutto in campo culturale) l'interdisciplinarietà più che un diritto rappresenta ( o meglio dovrebbe, perchè non sempre è così) un dovere. Al quale noi di Cinemando non verremo meno, come sempre, ignorando steccati e tabù e sperando di offrirvi un percorso quanto più libero e interessante possibile.
Buon viaggio amici ! | NOI, COME ERAVAMO.. Nel gennaio del 1950 L'Italia era appena uscita piuttosto malconcia dalla guerra, con industrie e città a pezzi e il commercio alimentare ancora in mano alla borsa nera, ma nei nostri padri c'era tanta voglia di ricominciare. Così mese dopo mese i centri urbani tornavano a riempirsi di vita, dappertutto era un fiorire di cantieri, le saracinesche dei negozi venivano schiodate e tirate su e nelle strade tornava movimento. C'era voglia di ricominciare, di esorcizzare il passato, di tornare a cantare con Sanremo, di ballare e andare al cinema.
Gli anni cinquanta furono un po' tutti così, sospesi tra i drammi della ricostruzione e l'entusiasmo di guardare avanti, di voltare pagina. Con la radio arrivavano melodie nuove, ruggenti, che facevano sognare. I giovani lavoravano sodo e alla sera volevano divertirsi, recuperare con rabbia il tempo trascorso fra gli orrori della guerra. Bar e sale da ballo si riempivano di bande di scalmanati, a piedi, in vespa o lambretta, i più fortunati arrivavano in auto, con la "Topolino", stracarica di amici. Tra le luci basse e l'alcol che scorreva a fiumi, al suono vellutato della musica americana sbocciavano violenti i primi amori del dopoguerra. Anni romantici, i '50, velati di storia e di sudore, segnati dal passato ma votati al futuro. Nei "pidocchietti" di periferia, pieni e affumicati, le coppiette si stringevano guardando il film e sognavano. Il bel paese non dava loro ancora certezze e i giovani non faticavano a riconoscersi in un anticonformista Marlon Brando di Fronte del porto o nel tenebroso James Dean di Gioventù bruciata. Erano anche gli anni di Brigitte Bardot e di Elvis Presley, dei primi jeans e bikini, dei tacchi a E il nostro cinema correva, non riusciva a registrare un trend, un disagio, un evento particolarmente rappresentativo che già il mondo era mutato. Una ricchezza così fertile di temi, tutti tipicamente e originalmente italiani, il nostro cinema non sarebbe più riuscito ad averla. Da Monicelli a Germi e a De Filippo, da De Sica a Lizzani, da Fellini a Visconti, per continuare con Steno, Risi, Camerini... | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| E se l'America ci proponeva Dean e Brando, il cinema italiano parlava sopratutto napoletano, con un Totò al massimo della forma, ma anche romano con un Sordi agli inizi. I primi amori, i primi uffici ed impiegati, i primi imbrogli, furti, bidoni all'italiana sullo schermo. Ma anche tanto neorealismo, per non dimenticare da quale dramma si fosse usciti, per indicare la strada per uscirne del tutto. Questa capacità del cinema italiano di sognare, ma con i piedi ben piantati nella realtà quotidiana, si sarebbe esaurita con l'avvento del boom economico, con la nascita della "commedia all'italiana" e del ricchissimo filone mitologico (Sansone, Maciste & co) con cui tanti registi italiani avrebbero addirittura, a partire dal 1960, sbancato Hollywood. La gente comune però tirava ancora la cinghia, sopratutto nel sud, dimenticato dalle fabbriche. Man mano che nel nord crescevano le industrie, questa lacerante e profonda cesura creava le premesse ad una massiccia emigrazione interna, dal meridione, legato ad una arretratissima e inefficiente agricoltura, verso le fabbriche d'auto e di tessuti del nord. Il "Fronte del porto" italiano era duro, ma l'ottimismo era alto e l'Italia cresceva, in pieno boom demografico. La famiglia, il calcio e le uscite con gli amici riempivano il tempo libero, i pochi che se la potevano permettere guardavano la tv, appena nata. Negli anni 60 la guerra cominciava a diventare un ricordo e la verità storica si stemperava nella fiction cinematografica. Un trend, quello dell'attualità recitata, che sarebbe rimasto vitale anche nel decennio successivo, grazie a Lizzani (L’oro di Roma ; Il processo di Verona ); a Rosi (Uomini contro ; Il caso Mattei ); a Ferrara ( Il sasso in bocca ), a Damiani con Girolimoni e Vancini con Il delitto Matteotti. Negli anni 60 i "mattatori" sfrecciavano per le strade e le spiagge si riempivano, per le prime vacanze di massa, di ombrelloni trasformati in cabine di fortuna grazie a un telo teso tutto intorno. Nel frattempo (1964) gli USA invadevano il Vietnam e la contestazione giovanile si trasformava in movimento di massa. Viaggiare a cavallo di una moto, con il vento in faccia, rappresentava una passione, di più, un rito iniziatico e il filone "on the road" invadeva gli schermi USA. E' in questo periodo che nascono in Inghilterra i Beatles ed è subito mito. Da questo momento in poi, per più di vent'anni, i barbieri faranno magri affari con i giovani della "beat generation". La metà del decennio assiste alla motorizzazione di massa, con la nascita di vetture squadrate e veloci come la "Giulia" e con le targhe "milionarie" di Milano e Roma. Poi arriva il 68 che travolge tutto e tutti. Mentre nasce il fenomeno canoro di Lucio Battisti la contestazione studentesca si
incontra per la prima volta con il movimento operaio e i cortei sciamano per tutta Italia. Ma è il mondo intero a ribollire : i russi hanno già invaso Praga e il prolungarsi della guerra in Vietnam fa lievitare il malcontento e la contestazione negli USA. In Italia il cinema tenta di inseguire i movimenti operai e studenteschi, ma mentre l'uomo arriva sulla luna il bel paese precipita nella strategia della tensione con le bombe a piazza Fontana . "..La prima alcova sui sedili reclinabili della cinquecento regalata da papà . Dieci copie del Manifesto comprate e distribuite gratis per eleggere Valpreda e salvarlo dalla galera. L'eskimo, le minigonne, il pathouli di Molaiem, i maglioni norvegesi di lana cruda. La chitarra, Battisti e le ragazze. Tante, forse anche troppe. Mischiare tutto e agitare forte. Ecco il groviglio, turbinoso e romantico, agitato e incoerente di quegli anni. Una sindrome di insoddisfazione repressa, del mangiarsi la vita senza neanche assaporarla. Un sopravvissuto senza coscienza di esserlo, ecco chi ero.." Con queste parole, riprese dal soggetto inedito "Prapers" che trovate fra gli inediti di Cinemando, entriamo nel decennio che porta al 1980, uno dei più convulsi e travagliati della nostra storia recente : il terrorismo, la caduta verticale di credibilità delle istituzioni, la crescita progressiva di un disagio sociale ed economico. Il boom è passato e tutta l'economia occidentale fa già i conti con l'imprevista crisi petrolifera e il conseguente generalizzato aumento dei prezzi. L'Italiano conosce le prime domeniche di "austerity", con l'auto ferma in garage e le passeggiate a piedi in mezzo alle strade. Le assemblee degli studenti diventano occupazioni, poi cortei. Tempi davvero difficili. Terrorismo, bombe, alla fine la morte di Moro, il padre del "compromesso storico" con il PC, rimasta ancora oggi parzialmente avvolta nel mistero. Il cinema annusa l'aria pesante e spesso preferisce ignorarla, rifugiandosi nel disimpegno un po' trash di una "commedia all'italiana" sempre più nuda e volgarotta. E' invece dall'America che arrivano segnali importanti di analisi autocritica del mito americano : Easy Rider (1969) ; Fragole e sangue (1970) ; Un uomo da marciapiede (1969) ; Soldato blu (1969) con una indimenticabile Candice Bergen; e ancora L'Impossibilità di essere normale (1970) ; Zabriskie Point (1970) diretto da Antonioni, giusto per citarne alcuni, sono film che lasciano il segno, come qualche anno prima, nel 1967, aveva fatto "Il Laureato" di Nichols. Pellicole che raccontano un american dream per la prima volta a corto di certezze, ma certamente più dotato di autocritica di quanto lo fosse il cinema italiano in quel momento. nel nostro paese l' esigenza giovanile di rinnovamento viene invece "filtrata" attraverso digressioni storiche o geografiche (San Michele aveva un gallo - 1972 ; Allonsanfan - 1974 ; Milarepa -1972; etc.) , raramente trattando direttamente l'attualità del conflitto generazionale (Padre padrone - 1977) e questa disattenzione si traduce nei fatti con un progressivo disinteresse dei cinema "d'essay" (quelli più frequentati dai giovani) per le pellicole italiane, alle quali viene preferito Bunuel (Bella di giorno- 1958; Il fascino discreto della borghesia - 1972 ); Jodorosky (El topo; La montagna sacra; Il paese incantato) Bergman, etc. Unica eccezione Pier Paolo Pasolini con i suoi "Il Decameron"(1979), "I racconti di Canterbury"(1971), "Il fiore delle mille e una notte"(1974), "Salò o le 120 giornate di Sodoma"(1975), giusto per citare alcuni titoli della copiosa produzione del poeta, scrittore e regista ucciso a Ostia nel 1975. Un decennio di travagliata e sofferta trasformazione, quello degli anni '70. Che porta chiaramente dentro di se già i segni di un mondo futuro più caotico e globale, che sente fortemente l'ideologia come tessuto connettivo, ma al tempo stesso non rinuncia al privato. Uno scenario difficile, ma assolutamente non "buio" come molti l'hanno definito. Un periodo in cui le domande, sopratutto dei più giovani, erano abbondantemente di più delle risposte che a loro venivano date. E le risposte spesso erano anche sbagliate.
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